In Italia la situazione legata all’interruzione della gravidanza è molto delicata, nonostante la Gazzetta Ufficiale, nel lontano 22 maggio 1978, ci mostrava la legge 194, ossia la legge che depenalizzava l’aborto.
In Italia l’80% dei ginecologi è obiettore e questo è un dato significativo se teniamo conto che la norma per la tutela sociale della maternità compie 40 anni.
Perciò, una donna che non ha intenzione di portare aventi una gravidanza o si è accorta di aver avuto un rapporto sessuale a rischio, come può trovare il 20% disposto a farla abortire o a darle la pillola del giorno dopo?
Inoltre, c’è differenza tra i due metodi?Ebbene si, c’è necessità di fare chiarezza.
L’aborto, sappiamo cosa sia: interruzione, spontanea o provocata, della gravidanza prima del 180° giorno dal concepimento.
Come funziona la pillola del giorno dopo?
La pillola del giorno dopo, è una forma di aborto? Assolutamente no, e adesso spieghiamo il perché.
La pillola del giorno dopo, ossia farmaco Norlevo, è una pastiglia da assumere d’urgenza, dopo un rapporto sessuale ritenuto a rischio di gravidanza. Essa, infatti, può essere ingerita entro le 72 ore successive al rapporto, ed è in grado di impedire la gravidanza.
In che modo? Arrestando l’ovulazione, nel caso in cui questa non sia ancora avvenuta e ostacola (non blocca ma ostacola) l’arrivo degli spermatozoi verso l’utero.
In che modo? Alternando il funzionamento dello sperma e impedendo la fecondazione di un ovulo nel caso in cui sia già stato rilasciato.
Perciò la pillola del giorno dopo non può essere considerata abortiva.
Che cos’è la pillola abortiva?
A differenza della pillola di cui sopra, la pillola abortiva causa un’interruzione volontaria di una gravidanza già in essere.
Conosciuta come RU486, è da somministrare sono nel corso dei primi due mesi dal concepimento.
Il trattamento è composto di due diverse pastiglie: la prima (RU486) causa il distaccamento dell’embrione annidato nell’utero, mentre la seconda (prostaglandina) stimola le contrazioni dell’utero per l’espulsione dei tessuti rimanenti, liberando completamente l’utero.
Rifiuto del medico o del farmacista
Un’incognita da prendere in considerazione riguarda il fatto di trovarsi di fronte un medico o farmacista obiettore, cosa si può fare?
Se il medico si rifiuta di rilasciare la prescrizione, è comunque tenuto a dirottare la donna da un collega non obiettore, mentre se un farmacista si oppone alla vendita senza prescrizione, è diritto mostrargli la determina AIFA del 1°febbraio 2016.