Alessandro Sacchi, presidente dell’UMI: Intervista

Intervista ad Alessandro Sacchi, avvocato e presidente dell’Unione Monarchica Italiana.

Alessandro Sacchi

Il 15%. Tanti sarebbero, secondo un sondaggio, gli italiani favorevoli al ritorno della Monarchia come forma di Governo. A più di settant’anni dal Referendum che ne decretò la fine, tra sospetti mai sopiti e proteste che sfociarono nel sangue, come a Napoli in via Medina, pare destinato a riaprirsi il dibattito.
Proprio nel capoluogo campano incontriamo Alessandro Sacchi, presidente, dal 2010, dell’UMI (Unione Monarchica Italiana). Con più di 80000 iscritti, è ad oggi il più numeroso movimento di ispirazione monarchica del nostro paese.

Avvocato civilista, Sacchi ci accoglie nello studio di Chiaia in una torrida giornata di Luglio. Alle pareti spiccano foto e dediche da parte di esponenti di Casa Savoia tra cui Amedeo duca d’Aosta. Sulla scrivania ingombra di documenti un libro con in copertina Vittorio Emanuele III immortalato nell’atto di celebrare la vittoria della Grande Guerra.
<<Un uomo dalla estrema frugalità, dormiva su un materasso militare, a pranzo mangiava un uovo sodo, si svegliava alle cinque del mattino e ogni giorno coglieva qualche fiorellino da regalare alla moglie, unico affetto della sua vita>> racconta Sacchi, che si definisce un testimone “auricolare” di quelle epoche per aver conosciuto e raccolto le testimonianze di chi visse e combattè sulle pietraie del Carso, <<ma un grande servitore dello Stato. La Prima Guerra Mondiale fu in fondo il primo conflitto bellico in cui gli italiani non si combatterono gli uni con gli altri. Dalla disfatta di Caporetto a Vittorio Veneto l’Italia ha vissuto il più grande momento di unione e fratellanza della sua storia. E quella guerra la vinse lui>>, batte col dito sul volume, <<il piccolo grande re soldato>>.

Nata nel 1944 nell’Italia appena liberata dai tedeschi, l’UMI è rimasta sempre un movimento trasversale al gioco dei partiti, ma ad oggi Ricca non esclude che possa diventarlo.
<<Alle ultime elezioni siamo stati molto corteggiati, ma nessuno ha voluto sottoscrivere un documento sull’art.139 della Costituzione (che non prevede revisione per la forma repubblicana n.d.r.), solo chiacchiere. Sono state anche le prime in cui mi sono astenuto dal voto e ho espressamente chiesto ai monarchici di fare altrettanto. Mi è pesato, ma sono settantadue anni che i repubblicani chiedono voti ai monarchici. Non posso escludere, per il futuro, di presentare delle liste e creare un partito monarchico>>.

Partito che però lo stesso re Umberto II non volle nemmeno in occasione del Referendum del ’46.
<<Vero, non lo volle e non vide mai di buon occhio i partiti monarchici. Umberto era affezionato all’UMI, che istituì come un fronte che perorasse le istanze della monarchia quando tutti andavano schierandosi con la repubblica>>.

Referendum che vinse la Repubblica.
<<Le racconterò una delle tante testimonianze legate a quei giorni. E’ la lettera di una suora al Questore di zona, in cui spiegava che essendo la prima volta che si recavano a votare lei e le altre sorelle del convento avevano deciso di consultarsi la sera precedente  e tutte avevano scelto di votare per la monarchia. In quel seggio non era stato scrutinato un solo voto a favore della monarchia! “Posso pensare che tutte le mie sorelle abbiano cambiato idea”, scrisse, “ma almeno il mio voto ci doveva essere”>>.
<<Un broglio grossolano, documentato, scritto e ormai nemmeno più tanto dibattuto, e lo dico, guardi, senza alcun sentimento di rivincita. Non c’erano controlli all’epoca e Re Umberto si fidò. Quello è il passato, la monarchia che ho in mente io è un progetto per il futuro con in testa persone qualificate>>.

Perfino oggi, in un periodo in cui il Paese registra una netta avversione verso le caste e i cosiddetti privilegiati, Sacchi non ha dubbi che un Re sarebbe la miglior figura per incarnare l’unità dello Stato, ma certamente non Emanuele Filiberto, che aveva lanciato nei giorni scorsi l’idea del nuovo Partito Monarchico.
<<Oggi viviamo un’epoca di mancanza oggettiva di qualità negli operatori della Cosa Pubblica. La politica è una cosa molto seria. Non basta un’idea, bisogna avere innanzitutto un progetto e rappresentatività sul territorio. Il signor Emanuele Filiberto è un cittadino come me e lei. L’Almanacco del Gotha gli ha già tolto il titolo di “altezza reale”, non è neanche principe>>.

Se l’UMI e i monarchici scenderanno in politica lo faranno quindi con un progetto curato, che parlerà <<alla testa e non alla pancia degli italiani>> e andrà delineandosi in un futuro nemmeno troppo lontano.
<<Il nostro è un appuntamento con la storia. Io dico che la monarchia tornerà entro dieci anni>>.

Come predisse Padre Pio.
<<Esatto! Aimone>>, ne indica il busto alle sue spalle, <<che a differenza del cugino non vive di gossip ma è amministratore delegato di un colosso come Pirelli, sarà re>>.

La Repubblica, quindi, finirà.
<<E so dirle anche come. Per implosione, nel pressappochismo dei rappresentanti delle sue istituzioni. Ci siamo andati vicino con la seconda elezione di Napolitano, quando Grillo propose Rodotà ma i suoi stessi ex compagni dissero che non andava bene; quando in una struttura diventa impossibile trovare una figura che la rappresenti in maniera davvero imparziale crolla. Così finirà la repubblica, nel ridicolo. E nel momento in cui si rende necessario un restyling vero delle istituzioni parlamentari bisogna per forza avere un arbitro che sia terzo imparziale. La monarchia sarà l’unica via di fuga per le istituzioni repubblicane>>.

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L’attuale Parlamento l’accetterebbe?
<<I parlamentari ragionano con la pancia>>. Non trattiene il sorriso.

Una sfida affascinante, uno spaccato di paese che sta ritrovando voce. I monarchici in Italia sono tanti, <<anche di più del 15%, solo che non tutti sentono il dovere di dirlo>>. Ne esiste un fronte giovanile che conta migliaia di giovani dai 18 ai 30 anni, impegnati civilmente e che guardano ad un domani di cui si sentono protagonisti.

<<In politica bisogna avere un progetto e delineare un sogno, non semplificare ma trovare soluzioni. Una soluzione è un piano Marshall a carico dell’Onu per investire e creare benessere in Africa. C’è da ridiscutere il rapporto con un’Europa che al momento è un consorzio di diseguali. Esiste un problema ambientale, tra cinquant’anni potrebbe essere finita l’acqua potabile, la popolazione mondiale aumenta e non si parla di progetti di ampio respiro come la colonizzazione di altri pianeti per cercare nuove fonti di sostentamento. La monarchia ha a cuore tutto questo, ama fortemente l’Italia ed è consapevole di essere il baluardo a salvaguardia della sovranità, della territorialità e della nazionalità che non vuol dire cieco nazionalismo ma senso di appartenenza ad un popolo>>.

Prima di lasciarci (è in partenza per un convegno in cui verrà discusso il libro “Conversazione sulla Monarchia”, firmato insieme ad Adriano Monti Buzzetti Colella per Historica), chiedo quali sono le moderne monarchie a cui un eventuale nuovo regno d’Italia dovrebbe ispirarsi.

<<Lei è mai stato in Belgio?>>. Rispondo di no. <<Un Paese straordinario! Due popoli, Fiamminghi e Valloni: parlano lingue diverse, hanno usanze diverse, religioni diverse, perfino in cucina gli uni usano il burro gli altri l’olio! Eppure funziona, perché entrambi si riconoscono nella figura del re>>.

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