“Woody Allen ossessionato dalle minorenni”: Lo accusa il Washington Post

Woody Allen scandalo minorenni

Sembra che il mondo dello spettacolo non conosca pace dopo lo scandalo Weinstein sugli abusi sessuali. Questa volta è il giornalista Richard Morgan del Washington Post a puntare il dito su Woody Allen accusandolo di essere ossessionato dalle minorenni, proprio come nei suoi film. Il monito arriva dopo che il giornalista ha passato in rassegna i 56 scatoloni contenenti gli appunti privati e inediti della lunga carriera di Allen e che lo stesso regista aveva di recente donato all’Università di Princeton.

I “Woody Papers”

L’affaire, subito ribattezzato “Woody Papers”, deriva dall’ottenimento da parte del giornalista della visione delle bozze di sceneggiature mai realizzate del cineasta americano che coprono una carriera di 57 anni, arrivando a decretare come Allen “non ha mai avuto bisogno di idee che andassero oltre il concetto di uomo licenzioso e della sua bella conquista: un’unica idea che gli ha fruttato molto nella sua lunga carriera”.

La pesante accusa mossa dal reporter del Washington Post è avvalorata da alcuni scritti nei quali si narrano situazioni piuttosto ricorrenti, come del resto molti suoi film ci hanno abituato: il cliché prevede una relazione fra un uomo di mezza età e una ragazza molto più giovane il cui rapporto viene stravolto dall’ingresso di un’altra figura femminile, possibilmente ancora più giovane.

Dalle bozze emerge come, talvolta, le fantasie si siano concretizzate, come nel film Manhattan” in cui Allen rubò il primo bacio all’allora sedicenne Marie Hemingway, o come in “Konsider Kaplan” dove la protagonista diciassettenne viene concepita da un 53enne in un ascensore oppure, ancora, in un appunto del 1977 dove si legge di un 45enne che subisce il fascino delle ragazze del New York City College. A margine del testo fa capolino la scritta “c’est moi”, che il regista avrebbe scritto per immedesimarsi nel dialogo, poi cancellato.

Dalla finzione alla realtà

I dubbi sul comportamento lascivo del regista provengono anche dalla sua stessa vita privata, costellata di scandali e accuse. Negli anni novanta la figliastra Dylan Farrow, avuta dalla moglie Mia Farrow, lo accusò di stupro all’età di sette anni. Pochi anni dopo Allen lascia la Farrow per convolare a nozze con la loro figlia adottiva, Soon-Yi Previn, con la quale è sposato da oltre vent’anni.

Anche il prossimo film di Allen, “A Rainy Day in New York”, sarà incentrato di nuovo sulla relazione fra un uomo di mezza età e un’adolescente, corroborando così le pesanti accuse di Richard Morgan che si rivelano legittime, soprattutto grazie al recente fenomeno #MeToo che invita le donne a denunciare gli abusi sessuali subiti.

Al momento da parte del diretto interessato non ci sono dichiarazioni. Allen, a proposito del caso Weinstein, parlò di “atmosfera da caccia alle streghe”, forse una frase che lascia trapelare un mea culpa da parte del cineasta che, ironia della sorte, è anche il padre biologico di Ronan Farrow, il giornalista che per primo sollevò il caso Weinstein sulle colonne del New Yorker.

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