Cagliari cosa vedere e cosa mangiare: Arrivo della Terza Tappa del Giro d’Italia

Cagliari

Il capoluogo della Sardegna, Cagliari, è oggi sede dell’arrivo della terza tappa del Giro d’Italia. Andiamo a conoscere da vicino la città per capire cosa è possibile vedere e quali sono le pietanze tipiche da mangiare una volta che si è giunti a Cagliari.

COSA VEDERE A CAGLIARI?

Innanzitutto bisogna dire che Cagliari è una città che offre tanta storia, fondata dai Fenici, ma anche tante bellezze naturalistiche visto che si trova incastonata tra l’azzurro del mare e le rocce calcaree di bianco. Uno sguardo attento va dato alla cittadella fortificata che con le sue mura bianche svetta sulla città. Ma non si può non andare nei quartieri del centro storico come Marina, Stampace e Villanova così come una visita nel capoluogo sardo va assolutamente riservata alla ree lagunari con numerosi uccelli, ai parchi verdi e alle spiagge incantante. Questi i luoghi che una volta arrivati a Cagliari bisogna per forza visitare: il Bastione di Saint Remy, il Santuario di Bonaria, La Cattedrale di Santa Maria, la spiaggia del Poetto, il Palazzo Civico, le Torri dell’Elefante e San Pancrazio e il Parco Molentargius, Costa Rei.

COSA MANGIARE A CAGLIARI

Naturalmente un posto d’onore meritano anche i piatti tipici cagliaritani che racchiudono una bontà e tradizione con materie prime prodotte sul territorio e quindi a chilometro zero: piatti che offrono sapori misti catalani e liguri. Famoso è il pane che è detto carasau, ma non si possono dimenticare i formaggi come il pecorino e il fiore sardo. Poi bisogna assaggiare i primi piatti come la fregula, il malloreddus, i culingionis e la cassola. Tra gli arrosti tipico è il porceddu, così come non si possono perdere i prodotti del mare come la burrida, la bottarga a fette e le cozzas. Tra i dolci più noti ci sono le pardulas, le candelaus e le seadas. Mentre la scelta sui vini si sofferma a il Nuragas, il Monica, il Moscato e la Malvasia.

Scritto da Nicola Salati

Scrivere una passione che poi è diventato un vero e proprio mestiere. Dal 2008 giornalista professionista cerco di raccontare quello che succede nel locale per poi spaziare nel globale, ma sempre considerando i punti fermi che deve avere un abile cronista: mai distaccarsi dalla realtà dei fatti ed essere puntuale e preciso evitando interpretazioni e opinioni.

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