Campi di tortura in Cina: nuovo report ONU

Il comunicato, pubblicato ieri, è il primo dal 2009 e denuncia la presenza di campi di internamento destinati alla minoranza etnica degli Uiguri

Xinjang

Le Nazioni Unite hanno pubblicato ieri un comunicato destinato a riaccendere il dibattito sul rispetto dei diritti umani in Cina, e in particolare quello sulla remota regione dello Xinjiang, dove la minoranza etnica mussulmana degli Uiguri è vittima di forti discriminazioni e costantemente controllata da un’alta presenza militare, prevalentemente di etnia Han (l’etnia prevalente in Cina).

Ma, a parte le già note condizioni degli Uiguri nello Xinjiang, il comunicato descrive veri e propri campi di internamento di massa destinati alla “ri-educazione” della minoranza etnica, giustificati come misure anti-terrorismo. Circa un milione di Uiguri sarebbero detenuti in queste strutture, molti di loro senza alcuna imputazione e senza rappresentanza legale, spesso sottoposti a torture di vario tipo.

Il governo cinese smentisce le accuse ma, in una dichiarazione insolita per Beijing, ammette che gli estremisti religiosi devono essere trattenuti e rieducati.

Quali sono le accuse dell’ONU alla Cina?

L’ONU accusa la Cina di aver trasformato lo Xinjiang in un enorme campo di concentramento in cui i diritti umani vengono sistematicamente violati. In particolare accusa la legislazione cinese di rinunciare a una definizione precisa di terrorismo ed estremismo, creando i presupposti legali per un intervento indiscriminato e arbitrario del governo nella provincia mussulmana del nord ovest. Nel comunicato, l’ONU chiede alla Cina di interrompere immediatamente gli arresti arbitrari e di liberare i cittadini detenuti senza capi di accusa, oltre a rendere disponibile il numero preciso dei detenuti e permettere indagini indipendenti sugli arresti di appartenenti a minoranze religiose.

Dal canto suo Pechino nega persino l’esistenza dei campi di ri-educazione nello Xinjiang, accusando l’ONU, la comunità internazionale e le ONG come Amnesty International (che pure si è espressa sull’argomento accusando il governo cinese) di atteggiamento anti-cinese.

Che problema ha la Cina con lo Xinjiang?

Lo Xinjian è una regione all’estremo nord ovest della Cina. Come il Tibet a sud, anche lo Xinjian è ufficialmente una regione autonoma all’interno del vastissimo Paese. Qui vive una vasta minoranza etnica mussulmana e turcofona che rappresenta il 45% della popolazione: gli Uiguri. Le aspirazioni separatiste della provincia hanno portato negli anni a instabilità e ripetuti scoppi di violenza e attentati, che hanno a loro volta rafforzato la presenza militare dal governo centrale nella regione, oltre alla limitazione dei diritti e delle libertà personali e aumentato il controllo dei mezzi di informazione, rendendo lo Xinjiang un luogo isolato e difficile da penetrare per la stampa e gli osservatori internazionali. L’isolamento cerca di arginare in parte il pericolo che lo Xinjang diventi, attraverso i mass media e l’opinione pubblica internazionale, un secondo Tibet. Il controllo dello Xinjiang è fondamentale per mantenere il potere centrale anche alla periferia del gigante cinese, ed evitare il rafforzamento di altri movimenti indipendentisti interni alla Cina.

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