Siria: restaurata la cattedrale siro-cattolica di Aleppo

Nonostante la guerra in Siria continui, si ceca di salvare i beni artistici. Inoltre il governo siriano cerca di difendere la minoranze, perseguitate dall’ISIS.

Siria

La Siria è ormai da sei anni scossa da una terribile guerra. Non si tratta di un conflitto combattuto solo con le armi, ma anche con la cattiva informazione e il pregiudizio.  Nel giugno 2014, ad esempio, la cattedrale siro-cattolica di Aleppo, intitolata all’Assunzione di Maria, venne colpita dalle bombe scagliate dai terroristi islamici. Si trovava infatti nella parte della città controllata dalle truppe governative. Nonostante questo, i media occidentali, anche quelli d’ispirazione cristiana, affermarono che fosse stato l’esercito regolare siriano ad attaccare la chiesa.

Ora che Aleppo è di nuovo in mano a Bashar Al-Assad e alla Repubblica Araba Siriana, la cattedrale sta venendo ricostruita. La splendida cupola è di nuovo al suo posto e all’interno stanno venendo realizzati dei nuovi affreschi ad opera degli artisti Neamat e Bashir Badawi.

Un aspetto della Siria che molti ignorano è la suo tradizione di tolleranza religiosa. Nella Repubblica Araba Siriana sono feste nazionali sia le ricorrenze musulmane, sia quelle cristiane.

Il primo obbiettivo dell’ISIS e di altri gruppi fondamentalisti islamici le cose è esattamente porre fine a tutto questo. I terroristi, appartenenti alla corrente più estreme della fede sunnita, hanno come primi obbiettivi gli sciiti, gli alawiti, i cristiani e le  altre minoranze.

I siriaci e i cristiani d’Oriente

Innanzitutto molti lettori si staranno domandando chi siano i siro-cattolici. Per rispondere a questa domanda dobbiamo spiegare che in Siria ed anche in Iraq, Libano, Palestina e Turchia, da sempre esistono delle Chiese autoctone.

Siria
Artisti al lavoro nella cattedrale di Aleppo

La Chiesa Siriaca, è tra quelle che ha subito meno l’influsso della mondo greco e latino. Si tratta di una Chiesa fortemente “semita”. Non a caso i suoi fedeli parlano, oltre all’arabo, il neo-aramaico o siriaco, una lingua derivata da quella parlata da Gesù.

L’arrivo nei secoli XVIII e XIV di molti missionari cattolici romani in Medio Oriente ha portato però un grande cambiamento. In pratica tutte le Chiese orientali hanno finito per spezzarsi in due tronconi: uno tornato in comunione con Roma, l’altro rimasto indipendente. Abbiamo così greco-ortodossi e greco-cattolici, copto-ortodossi e copto-cattolici, armeno-ortodossi e armeno-cattolici, ecc.

I siriaci erano già divisi in due differenti Chiese per motivi dottrinari. I siro-occidentali, che non dividevano nettamente in Cristo natura umana e natura divina, e i siro-orientali (o assiro-caldei), che tenevano tanto a distinguerle da chiamare Maria solamente Madre di Cristo e non anche Madre di Dio. In breve si trovarono divisi in quattro: la Chiesa Siro-Ortodossa, la Chiesa Siro-Cattolica, la Chiesa Cattolica Caldea e la Chiesa Assira d’Oriente.

Assad e le minoranze

Contrariamente a quanto si pensi il governo di Hafez Al-Assad e di suo figlio, l’attuale presidente Bashar Al-Assad, ha sempre tutelato le minoranze religiose. In fondo gli Assad sono alawiti, seguaci di una setta derivata dall’Islam sciita ma con aspetti sincretisti ed esoterici. Il fondatore del Partito Baath, cui appartengono, era inoltre un cristiano greco-ortodosso, Michel Aflaq. Difficilmente con simili premesse si potrebbe essere egli intolleranti.

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Il presidente Assad incontra prelati siriaci

Come hanno denunciato anche i vari vescovi delle Chiese presenti in Siria, a turbare il clima di convivenza che esisteva nel paese hanno contribuito anche i paesi occidentali. Essi hanno appoggiato dei gruppi di fanatici religiosi, presentandoli al mondo come “democratici pacifisti perseguitati”, allo scopo di deporre Assad.

Lo ha spiegato più volte anche Naman Tarcha, un giornalista siriano residente in Italia. L’ISIS ha avuto grandi aiuti dall’Occidente che sperava di impedire la formazione di un “asse sciita” tra Siria, Iraq e Iran. Quando il “califfato” ha cominciato a colpire anche obbiettivi occidentali, si è cominciato ad aiutare Al-Nusra, un gruppo rivale dell’ISIS, ma altrettanto fondamentalista.

La crisi siriana e la crisi mondiale

Ora sembra che ovunque in Occidente, a destra come a sinistra, si celebrino i secessionisti curdi, paladini della libertà. Proprio un intellettuale curdo come Nizar Agri, però, parla della sedicente democrazia curda come di una “farsa burlesca”. Se gli estremisti islamici volevano la pulizia religiosa, i separatisti del Kurdistan vogliono quella etnica.

Noi europei e nordamericani in Siria, come in Iraq, Libia, Eritrea, Venezuela e altrove, ci siamo lasciati trascinare da un pregiudizio di fondo. Secondo tale pregiudizio noi siamo i soli detentori dei diritti civili e della libertà. Ogni altro governo che non sia da noi legittimato può essere solo dittatoriale.

Forse dovremmo leggere attentamente quello che scrive sempre Nizar Agri riguardo al Nord dell’Iraq controllato dai curdi: “Il problema è come molti cadono nella trappola della belle parole che annunciano la venuta di un leader democratico che, dall’alto del suo cavallo bianco,  diffonderà la democrazia e la tolleranza. È in questo contesto che la scelta del ‘modello democratico’ curdo da parte dell’opposizione irachena è particolarmente preoccupante.”  La situazione descritta da Agri per l’Iraq è la stessa anche per la Siria e un po’ per tutta l’Asia, l’Africa e l’America Latina.

 

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