Chapecoense un anno dopo: il Torino si veste di verde

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Ci sono squadre che per la loro storia vanno ben oltre i confini del normale tifo calcistico. Ci sono squadre che profumano di mito sempre e comunque. Tutte le squadre vincono e perdono. Solo una squadra vinceva sempre, avrebbe vinto sempre ed è stata sconfitta unicamente dal destino: il Grande Torino.

Gli Invincibili. E questa ormai è leggenda. Dal 4 maggio 1949. 31 vittime tra calciatori, staff, dirigenti, giornalisti, equipaggio. Nessun superstite.
C’era una squadra che stava imparando a vincere ma si è imbattuta nello stesso destino degli Invincibili: la Chapecoense.

E questa è storia ancora recente. Dal 28 novembre 2016. 71 croci, 6 sopravvissuti (3 calciatori). Appresa la notizia dell’incidente aereo Papa Francesco, pregando per le vittime, esclamò: “Questa tragedia ricorda quella di Superga. Lo stesso accostamento venne naturale a tutti e – naturalmente – soprattutto ai tifosi granata.

Nei giorni immediatamente successivi allo schianto del volo LaMia 2933 nei pressi di Medellin, il presidente del Torino Urbano Cairo fece una promessa al suo collega brasiliano De Nes Filho: “Il Toro disputerà una partita del campionato italiano con una maglia in onore della Chapecoense”.

Celebrazioni Toro nella sfida contro l’Atalanta

E ad un anno esatto dal disastro aereo ecco il compimento della promessa: sabato 2 dicembre alle 20.45 in occasione della sfida con l’Atalanta al Grande Torino, capitan Belotti & compagni indosseranno la casacca verde del club di Chapecò.

Una maglia, prodotta in edizione limitata in 1500 esemplari, che poi verrà venduta e parte dei proventi sarà devoluta dal Torino FC, dal Granata Store e dalla Kappa alle famiglie delle vittime della sciagura. La tifoseria granata, guidata come sempre dalla mitica Curva Maratona, farà il resto rendendo l’atmosfera ancora più suggestiva con una coreografia da brividi: all’ingresso delle squadre si chiederà a tutti di attivare la luce dei cellulari (o scattare flash in continuazione).

La luce per celebrare gli eroi del Grande Torino e della Chapecoense. Da Superga a Medellin: due club uniti dal destino e amici per sempre.

Scritto da Fiorenzo Dosso

Sono nato a Monza, vivo a Milano. Scrivere è quello che volevo fin da bambino. Forse la sola cosa di cui sono capace. I miei sogni si sono sempre avverati tardi: ho corso la prima Maratona a 50 anni, mi sono sposato a 52. Avrei altri sogni nel cassetto ma ho imparato a gustare ogni piccolo momento di felicità che la vita mi regala tutti i giorni