Colpo di Stato in Bolivia, Morales: “È stato di emergenza”

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La Bolivia è nel caos dopo le elezioni di domenica che hanno scatenato le proteste dei cittadini. A suscitare il malcontento popolare è stato l’ambiguo conteggio dei voti che ha dato voce a diverse manifestazioni da parte di gruppi ufficiali e di opposizione in tutta la Bolivia.

Intanto presidente boliviano Evo Morales ha dichiarato che è “in atto un colpo di stato” nel Paese durante una conferenza sulla diga a La Paz.

Se i risultati delle elezioni venissero confermate Morales, che governa dal 2006, sarebbe al suo quarto mandato consecutivo. Secondo il quotidiano boliviano La Razón, i risultati divulgati martedì dal Supreme Electoral Tribunal (TSE), aggiornati al 96,71%, hanno evidenziato che il presidente boliviano ha raggiunto il 46,48% dei voti e che Carlos Mesa, suo “nemico” politico principale, aveva il 37,02%. Se questi risultati vengono confermati, si svolgerà un secondo round di elezioni tra i due candidati.

Morales ha commentato a caldo i risultati delle elezioni: “Sebbene il conteggio TREP ( ossia trasmissione dei risultati elettorali preliminari) abbia affermato che abbiamo vinto, siamo rispettosi del rapporto ufficiale fornito dal Supremo tribunale elettorale”.

Colpo di Stato in Bolivia: le dichiarazioni di Morales

Morales ha affermato:

Voglio denunciare davanti al popolo boliviano e al mondo intero: un colpo di stato è in corso, anche se voglio dirti che lo sapevamo già prima. Il diritto è stato preparato con sostegno internazionale per un governo statale.

Fino ad ora sopportiamo umilmente, resistiamo pazientemente per evitare la violenza e non siamo entrati nello scontro”, ha aggiunto. “Ma voglio dire al popolo boliviano: stato di emergenza e pacifica mobilitazione costituzionale per difendere la democrazia!”.

Colpo di Stato in Bolivia: la situazione

Aleggiano delle ombre sul processo elettorale boliviano. Martedì 22 ottobre Antonio Costas, vicepresidente della TSE, ha rassegnato le proprie dimissioni contestando la decisione ritenuta “sfrenata” degli altri sei membri del gruppo di sospendere la diffusione delle cifre preliminari.

Sempre Costas, nella lettera di dimissioni, ha affermato che questa decisione aveva “screditato l’intero processo elettorale, provocando uno sconvolgimento sociale non necessario”.

 

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