Coronavirus in Lombardia e Veneto: governatori chiedono “chiusura totale”

Intanto il governo è riunito con il comitato tecnico per valutare le richieste giunte dalla Lombardia e dalla Regione Veneto

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I governatori delle Regioni Lombardia e Veneto, rispettivamente Attilio Fontana e Luca Zaia, hanno chiesto al governo ulteriori misure restrittive per combattere l’emergenza coronavirus

Ulteriori provvedimenti per arrestare la ‘marcia’ del coronavirus in Lombardia e in Veneto. Questa è la richiesta che i rispettivi governatori delle regioni in questione, Attilio Fontana e Luca Zaia, hanno formalmente avanzato al governo per fronteggiare l’emergenza.

Coronavirus in Lombardia e Veneto: le richieste

Regione Lombardia. Ha chiesto l’inasprimento delle misure decise dall’esecutivo nella notte tra sabato e domenica, estese successivamente all’intero territorio nazionale nella giornata di lunedì 9 marzo. Nella lettera dalla Regione al governo viene quindi la chiusura di una serie di attività, in considerazione dell’ “aumento esponenziale dei casi di contagio” e il “conseguente aggravio sul sistema sanitario”. Per il momento in Lombardia i casi sono 5.791.

La Regione Lombardia ha richiesto la chiusura delle seguenti attività:

  • chiusura di tutte le attività commerciali al dettaglio, ad eccezione di quelle relative ai servizi di pubblica utilità, ai servizi pubblici essenziali, alla vendita di beni di prima necessità e alle edicole;
  • chiusura di tutti i centri commerciali, degli esercizi commerciali presenti al loro interno e dei reparti di vendita di beni non di prima necessità;
  • chiusura dei mercati sia su strada che al coperto e le medie e grandi strutture di vendita;
  • chiusura di bar, pub, ristoranti di ogni genere;
  • chiusura delle attività artigianali di servizio (es. parrucchieri, estetisti, ecc..) ad eccezione dei servizi emergenziali e di urgenza;
  • chiusura di tutti gli alberghi e di ogni altra attività destinata alla ricezione (es. ostelli, agriturismi, ecc..) ad eccezione di quelle individuate come necessarie ai fini dell’espletamento delle attività di servizio pubblico;
  • sospensione di tutti i servizi mensa sia nelle strutture pubbliche che private;
  • chiusura di tutti i servizi terziari e professionali, ad eccezione di quelli legati alla pubblica utilità e al corretto funzionamento dei settori richiamati nei punti precedenti;
  • sospensione dei termini processuali e degli adempimenti di natura amministrativa, assicurativa, ecc..

Invece rimarranno aperti farmacie, le parafarmacie e i punti vendita di generi alimentari e di prima necessità.

Altri punti evidenziati dalla Regione Lombardia sono:

  • il prosieguo di “ogni attività svolta con modalità di lavoro agile”;
  • l’individuazione di quali siano “le attività di indifferibile necessità”: a tal proposito precisa anche che “è già stato raggiunto un accordo con Confindustria Lombardia” per “regolamentare l’eventuale sospensione o riduzione delle attività lavorative per le imprese”;
  • variazione del “servizio di trasporto pubblico in funzione delle attività che permarranno in essere”.

Regione Veneto. Il presidente Luca Zaia ha comunicato di aver chiesto misure ancora più incisive per contrastare il virus. “Se continua così si chiuderà tutto per forza”, ha spiegato in una conferenza stampa. “Oggi la partita è nelle mani dei veneti. Voglio vedere le strade vuote, le luci dei locali spente, le spiagge svuotate, le piazze deserte. Al di là della legge: non andate alla cene degli amici, non fate ritrovi familiari, non uscite. Ogni nucleo familiare deve restare isolato a casa sua”.

Il governatore veneto ha aggiunto: “Se continuiamo a non rispettare le regole entro il 15 aprile avremo 2 milioni di veneti contagiati.

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