Dark: Trama e Recensione della prima serie tv tedesca di Netflix

Trama e recensione della serie Netflix Dark.

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Ho rivisto Dark, la prima serie tv tedesca targata Netflix, in attesa della seconda stagione le cui riprese sono iniziate il 25 Giugno. Sicuramente fare la recensione di una serie dopo che su di essa è stato già detto tutto è complesso, ma proverò a non essere noioso e soprattutto a convincervi (nel caso in cui non lo abbiate ancora fatto) ad aprire l’app di Netflix, o mettervi davanti alla vostra smart tv e vedere la serie firmata dal regista Baran bo Odar.

La serie tedesca è sicuramente un prodotto ambizioso, forse non innovativo per quanto riguarda i temi affrontati, che per i più pignoli potrebbero avere il sapore di già noto, ma è un prodotto del tutto originale nella forma del racconto e nei toni; sicuramente va incontro al gusto degli spettatori che amano storie non lineari e che ribaltano le consuete geometrie narrative.

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Jonas (Louis Hofmann), personaggio cardine della narrazione di Dark

Il background di Dark: Stranger Things, Lost e Twin Peaks

Se avete letto già qualche altra recensione o semplicemente cercato Dark su Google, avrete sicuramente notato che molte testate l’hanno paragonata a Stranger Things, serie con la quale condivide un particolare di fondamentale importanza: l’attenzione verso gli anni 80. Ma al di là di questo fattore comune le due serie di Netflix sono nettamente distinte tra loro: sul piano del tono, quello narrativo e in parte dell’ambientazione. Infatti lo stesso regista Baran bo Odar in un’intervista esclude qualsiasi tentativo emulativo di Dark verso Stranger Things: “In realtà noi eravamo già in produzione quando è uscito Stranger Things, quindi non sapevamo molto della serie. Ovviamente abbiamo colto delle similitudini con il nostro progetto, ma l’abbiamo trovato interessante, ci è piaciuto, ed alla fine è una cosa positiva. Essere paragonati a qualcosa di buono è certamente meglio che essere messi a confronto con qualcosa che non lo è.” Secondo Jantje Friese, sceneggiatrice di Dark, “un’ispirazione è stata assolutamente Lostcon la quale condivide l’elemento dell’incombere continuo di elementi del passato nel presente. Continuando il confronto con altre serie tv, la serie tedesca prende in prestito anche alcuni elementi da Twin Peaks: la provincia grigia e boscosa, con gli innumerevoli personaggi che la abitano, ognuno di loro con i propri segreti e la loro storia enigmatica. Tutto questo mescolato in una salsa completamente nuova.

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La trama di Dark, un puzzle perfetto

Per parlare della trama eviterò qualsiasi tipo di spoiler, dunque potete stare tranquilli: non troverete nessun elemento che supera la prima scena. I fatti sono ambientati nella cupa cittadina di Winden, in cui tutti si conoscono da sempre, ma l’intreccio tra passato e presente farà emergere elementi inquietanti di cui nessuno sembrava essere a conoscenza. Dieci episodi in tutto, sospesi tra il 1986 e il 2019, “tic, tac, tic, tac”, ma la domanda vera è può il futuro influenzare il passato? Protagonisti della storia sono quattro famiglie: i Kahnwald, i Nielsen, i Doppler e per ultimi i Tiedemann. Alcuni fatti di sangue e la scomparsa di alcuni bambini della cittadina, nel 1986 e nel 2019, faranno riemergere e renderanno visibile il collegamento tra passato e presente. Tutto è collegato, ma ciò che cattura l‘attenzione di chi guarda è il come.

Dark può essere una serie Netflix da binge-watching sfrenato

Il ritmo è inizialmente lento e i primi avvenimenti della storia possono sembrare sconclusionati, ma andando avanti con la trama si ha un crescendo che travolge lo spettatore. E’ una serie da vedere tutta d’un fiato, perfetta per il binge-watching come ci fa sapere anche la sceneggiatrice in un’intervista: Per quanto riguarda il binge watching, invece, si tratta di un grande vantaggio. Noi abbiamo iniziato a seguire le serie settimanalmente, ma crescendo aumentano anche gli impegni quotidiani, e quindi diventa difficile stare dietro a questo ritmo. È anche per questo motivo che in tempo le serie erano pensate per essere il più semplici possibili, affinché potessero essere viste anche perdendo dei pezzi. Sapere che invece la tua serie verrà rilasciata in blocco, e che ognuno potrà guardarla secondo i suoi tempi, anche tutta di fila, ti dà una libertà creativa prima inimmaginabile”. La suspance è continua, il desiderio di comprendere come quanto raccontato sia possibile non lascia altra via che quella di guardare l’episodio successivo fino alla fine dei dieci totali. I suoi personaggi sono vittime e carnefici, lo spettatore non è mai portato a giudicare: non esiste la distinzione tra bene e male, ma solo miscuglio di ombra e luce, passato e presente.

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Dark, una serie che parla di filosofia e fisica senza annoiare

Ma Dark non è solo questo, non è solo un enigma che rapisce lo spettatore: è anche una discussione di filosofia e fisica sul tempo. Ciò è evidente già dal primo istante del primo episodio, “Noi siamo convinti che il tempo sia qualcosa di lineare, qualcosa che procede in eterno e in maniera del tutto uniforme, qualcosa di infinito. In realtà, la distinzione tra passato, presente e futuro non è niente altro che un’illusione. Ieri oggi e domani non sono momenti che si susseguono e sono uniti in un circolo senza fine. Ogni cosa è collegata.è quanto detto dalla voce narrante. Per indicare la meticolosità con cui ogni aspetto della trama è intessuto si può affermare, come fa il New York Times, che tutto sembra sia stato costruito attraverso uno “spreadsheet”: alla fine tutto corrisponde perfettamente. Sicuramente guardare Dark richiede una grande attenzione, inizialmente Netflix tentò d’intitolarla in spagna come “Oscuridad y secretos”, e in una fitta trama di oscuri segreti si dipana la narrazione, proprio come un gomitolo da sciogliere e che porta alla luce nuovi aspetti, ma a complicare ancora di più il tutto concorrono i molteplici piani temporali.

Dark, una serie che rivoluziona il rapporto tra immagini e colonna sonora

A rendere ancora più affascinante Dark, al di là della trama, sono altri due elementi che gli spettatori dimenticheranno difficilmente: la fotografia e la musica. E’ come se la colonna sonora della serie fosse un ulteriore personaggio, costantemente presente, e che dà maggiore forza e significato agli eventi. Li rende indelebili, li caratterizza. E’ qualcosa che ha il sapore di nuovo, è potente. Tra le altre cose la qualità delle immagini è in 4K, questo dovrebbe forse già bastare ai fanatici di cinema.

In conclusione Dark è una di quelle serie che non si possono non vedere, e che pone con forza allo spettatore domande che restano irrisolte; domande che sono alla base della migliore produzione di capolavori di ogni genere e tipo, cinematografici, letterari e teatrali a noi contemporanei. Una serie che ci interroga per davvero; il finale è come in ogni grande serie un nuovo inizio. Per ora non ci resta che aspettare la seconda stagione.

Scritto da Antonio Chianese

Giovane studente in lettere moderne, vive a Napoli. Crede ancora nell'utilità delle materie umanistiche, ama la sua città ed è appassionato di scrittura, teatro, musica e cinema. Instancabile sognatore è convinto dell'importanza della cultura per comprendere e analizzare il mondo e i suoi processi.

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