Chi era Giorgio Perlasca, l’eroe che salvò gli ebrei ungheresi dalla Shoah

Giorgio Perlasca riuscì a salvare oltre 5 mila ebrei di religione ebraica dalla deportazione nazista nell’inverno del 1944

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“Oggi è un eroe nazionale e un fiore all’occhiello per tutti. Ma è anche un po’ martire, per via del silenzio in cui ha vissuto”. Giovanni Minoli descrive così Giorgio Perlasca, l’eroe italiano che per tantissimi anni ha taciuto un segreto divenuto pubblico solamente negli anni Ottanta: il salvataggio di oltre 5 mila ebrei ungheresi dalla deportazione nazista nell’inverno del 1944.

Quella di Perlasca è una vicenda da approfondire sia dal punto di vista umano che storico, a margine della complessità e degli orrori che si celano dietro la Shoah, di cui oggi ricorre il Giorno della Memoria.

Giorgio Perlasca: la vita e le esperienze militari

Nato a Como il 31 gennaio 1910 da Teresa Sartorelli e Carlo Perlasca, si trasferisce con la famiglia a Maserà, in provincia di Padova. Inizialmente Perlasca abbraccia ideali del Fascismo, tanto da aderire dapprima al Partito Nazionale Fascista e arruolarsi poi, nel 1930, nelle Camicie Nere. Partecipa come volontario nel 1936 alla guerra d’Etiopia con la divisione “28 ottobre” della Milizia e, un anno dopo, alla guerra civile di Spagna, nel Corpo Truppe Volontarie, a fianco dei nazionalisti del generale Francisco Franco, dove rimase come artigliere fino al termine del conflitto, nel maggio 1939.

Una volta rientrato in Italia, la fede di Perlasca nel fascismo comincia a vacillare fondamentalmente per due motivi: in primis l‘alleanza con la Germania e, in secondo luogo, l’entrata in vigore delle leggi razziali nel 1938 che, di fatto, decretavano la discriminazione degli ebrei italiani.

Giorgio Perlasca: l’esperienza di Budapest

Scoppia la Seconda Guerra Mondiale, e Perlasca è inviato come incaricato d’affari con lo status di diplomatico nei paesi dell’Est per acquistare carne per l’Esercito italiano. Per una serie di vicissitudini Perlasca si rifugia a Budapest, in cui nel frattempo le Croci Frecciate, ossia i nazisti ungheresi, prendono in mano le redini nel governo e danno inizio a persecuzioni, violenze e deportazioni verso i cittadini di religione ebraica.

Approfittando quindi di un permesso per visita medica riesce a fuggire, prima nascondendosi presso vari conoscenti e, grazie a un documento che aveva ricevuto al momento del congedo in Spagna, trova rifugio presso l’Ambasciata spagnola.

Di lì l’immediata cittadinanza spagnola con un regolare passaporto intestato a Jorge Perlasca, e comincia a collaborare con Sanz Briz, l’Ambasciatore spagnolo che assieme alle altre potenze neutrali presenti (Svezia, Portogallo, Svizzera, Città del Vaticano) sta già rilasciando autorizzazioni speciali per proteggere i cittadini ungheresi di religione ebraica.

Tuttavia Sanz Briz è costretto a lasciare Budapest a fine novembre del ’43 e l’Ungheria per non riconoscere il governo filo nazista di Szalasi che chiede lo spostamento della sede diplomatica da Budapest a Sopron, vicino al confine con l’Austria. L’indomani, il Ministero degli Interni ordina lo sgombero delle case protette poiché venuto a conoscenza della partenza dell’ambasciatore.

Da questo momento in poi cambia la vita di Giorgio Perlasca:

Sospendete tutto! State sbagliando! Sanz Briz si è recato a Berna per comunicare più facilmente con Madrid. La sua è una missione diplomatica importantissima. Informatevi presso il Ministero degli Esteri. Esiste una precisa nota di Sanz Briz che mi nomina suo sostituto per il periodo della sua assenza”.

Si tratta di un’azione epocale, importantissima, che comporta non soltanto la sospensione delle operazioni di rastrellamento, ma anche la nomina fittizia, che compila di suo pugno con tanto di carta intestata e con timbri autentici, a rappresentante diplomatico spagnolo. Credenziali che vengono accolte senza riserva dal Ministero degli Esteri.

L’operazione Perlasca

45 giorni di autentico coraggio, precisamente dal dicembre 1944 al gennaio 1945, vissuti da Perlasca nei panni del diplomatico Jorge Perlasca presso l’Ambasciata spagnola: riesce a organizzare la cosiddetta “impostura” che lo conduce a proteggere, salvare e sfamare quotidianamente migliaia di ungheresi di religione ebraica ammassati in “case protette” lungo il Danubio.

Oltre a ciò, riesce non solo a difenderli dai tentativi di incursione delle Croci Frecciate, ma si reca con Raoul Wallenberg, l’incaricato personale del Re di Svezia, alla stazione per cercare di recuperare i protetti.

In più, tratta ogni giorno con il Governo ungherese e le autorità tedesche di occupazione, rilascia salvacondotti che recitano “parenti spagnoli hanno richiesto la sua presenza in Spagna; sino a che le comunicazioni non verranno ristabilite ed il viaggio possibile lei resterà qui sotto la protezione del governo spagnolo”.

Grazie a una legge promossa nel 1924 da Miguel Primo de Rivera che riconosceva la cittadinanza spagnola a tutti gli ebrei di ascendenza sefardita, cioè di antica origine spagnola, cacciati alcune centinaia di anni addietro dalla Regina Isabella la Cattolica) e sparsi nel mondo, riesce a liberare 5218 ebrei ungheresi. La legge Rivera rappresenta la “pietra miliare” dell’operazione Perlasca, creata ad hoc e riuscita alla perfezione.

Palermitana d'origine, amo scrivere di tutto e osservare la realtà a 360 gradi.