Interrogata Carola Rackete per il Caso Sea Watch: cosa rischia

Carola Rackete è stata arrestata dopo aver forzato il blocco che impediva da 17 giorni lo sbarco di 42 migranti salvati dalla ong tedesca.

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L’interrogatorio di convalida di Carola Rackete si è concluso alle 18.30 in tribunale ad Agrigento. La comandante della Sea Watch 3 è stata arrestata dopo aver forzato il blocco che impediva da 17 giorni lo sbarco di 42 migranti salvati dalla ong tedesca. Domani 2 luglio il gip scioglierà la riserva sulla giovane, che nel frattempo resterà ai domiciliari in una casa privata di Agrigento.

Nel corso del faccia a faccia coi giudici l’indaga ha spiegato l’incidente in porto con l’unità della Guardia di Finanza: “Non volevo colpire la motovedetta della Guardia di Finanza, credevo che si spostasse e me la sono trovata davanti. Non era mia intenzione colpirli”.

Il clima dell’interrogatorio è stato disteso: infatti l’indagata ha detto di essersi resa conto dell’ormeggio in banchina della Finanza nell’unico punto in cui poteva attraccare la Sea Watch, poiché non ce ne erano altri verso cui potesse dirigersi. Rackete pensava che i finanziari “si sarebbero spostati, cosa che avvenuta solo all’ultimo momento”.

Il procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio ha aggiunto: “Abbiamo chiesto solo il divieto dimora in provincia di Agrigento con riferimento ai comuni di Licata, Lampedusa e Porto Empedocle. Riteniamo la misura idonea a salvaguardare le esigenze cautelari”.

Sempre Patronaggio e il pm Vella hanno concluso: “Il giudizio riguarderà sulla qualificazione giuridica dei fatti, se cioè l’indagata ha agito in condizioni di necessità e se la vedetta della Gdf è da considerare, come noi riteniamo una nave da guerra”.

Le accuse a Carola Rackete

Carola Rackete è accusata di resistenza a una nave da guerra e tentato naufragio. Quanto al provvedimento di arresto in flagranza, non si contestava invece il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I suoi legali, prima dell’esame davanti al giudice, avevano  però anticipato la linea difensiva: “La nostra assistita risponderà a tutte le domande, ha agito in stato di necessità e non aveva alcuna intenzione di usare violenza nei confronti della Guardia di Finanza”.

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