Jack lo Sqartatore: una blogathon per il centotrentennale dei delitti

Jack lo Squartatore

Ricorre quest’anno il centotrentesimo anniversario dei delitti di Jack lo Squartatore. Per questo motivo il DJ, promoter di musicisti e bogger Alessandro Mana ha pensato di organizzare una blogathon. Si tratta di una maratona di post su diversi blog. L’evento durerà dal 7 al 10 settembre 2018. Questo per coincidere con le date degli omicidi.

Jack lo Squartatore
Banner della Blogathon

Per partecipare bisogna andare al link http://bit.ly/2rN2oBo e scegliere un argomento e una data in cui postare. In seguito bisogna condividere il banner della blogathon e fare un post per la data stabilita.

Mana, fratello del paleontologo e scrittore Davide, ha dedicato il suo blog, Red Jack, alla “ripperologia”. Da alcuni chiamata anche “squartatorologia” è lo studio appunto dei delitti di Jack lo Squartatore e di quanto ruota attorno ad essi.

I delitti

É innegabile che nessun altro assassino abbia avuto l’impatto sulla cultura di massa ottenuto da Jack lo Squartotore. Il misterioso serial killer operò a Londra a fine ‘800. Bisogna notare la sua è stata fin da subito una vicenda mediatica. Poco tempo prima c’era stato il caso dello “sfregiatore”, un individuo che aggrediva le prostitute dell’East End, ferendole al viso. La gente si appassionava alle indagini della polizia su questo caso e ai numerosi articoli dai toni sensazionalistici che uscivano sui quotidiani. Finita quella vicenda, i giornalisti avevano bisogno di un nuovo “pericolo pubblico” su cui veicolare le attenzioni del pubblico.

Jack lo Squartatore


Stampa d’epoca raffigurante lo Squartatore

Quando nel 1888 il malfamato quartiere di Whitechapel venne scosso dall’omicidio della prostituta Mary Ann Nichols, la stampa sembrava aver trovato ciò che faceva al proprio caso. Seguirono a raffica le uccisioni di altre quattro “donne di vita”, Anne Chapman, Elisabeth Stride, Catherine Eddowes e Mary Jane Kelly. Non si trattava di comuni delitti, visto che l’assassino, dopo aver sgozzato le vittime, infieriva sul cadaveri. Essi venivano sventrati ed eviscerati. In alcuni casi gli intestini e lo stomaco venivano posti sulle spalle delle vittime. Non vi erano tuttavia tracce di molestie carnali.

La stampa in un primo momento battezzò l’assassino “Grembiule di Cuoio”, forse per via della presenza di un mattatoio nel quartiere. Il nome, però, che rimase nella memoria collettiva, ossia Jack the Ripper, apparve in alcune lettere spedite dal serial killer in persona. In realtà non tutti sono concordi sulla vera paternità delle lettere, che potrebbero anche essere opera di un mitomane. Tuttavia la scrittura incerta, con anche errori di grammatica, il tono beffardo e, almeno in una di essere, un’intestazione inquietante, From Hell, “Dall’Inferno” sono entrate subito nell’immaginario collettivo.

Sospetti razzisti

Il colpevole non venne mai trovato, in compenso ci furono da subito molti sospettati. Le prime teorie sull’identità dall’assassino hanno un sapore razzista. Whitechapel pullulava di immigrati e c’era chi sosteneva che Jack lo Squartatore potesse essere un ebreo che usava per i suoi crimini degli strumenti per la circoncisione o per la macellazione kosher. Infatti un conciatore di pelli ebreo polacco che era stato fermato da Scotland Yard, per poco non venne linciato dalla folla. Qualcun altro si spinse persino a sostenere che uno degli indiani arrivati a Londra poco tempo prima con il circo di Buffalo Bill, dovesse essere ancora in città.

Nel 1935 il francese Jean Dorsenne affermò che la vera identità di Jack fosse Olga Tchkersoff, un’immigrata russa che voleva vendicarsi di Mary Jane Kelly. Quest’ultima avrebbe avviato alla prostituzione la sorella di Olga, Vera, che poi morì per un aborto. Gli altri delitti che hanno preceduto quello della Kelly, che fu l’ultimo e il più efferato, sarebbero stati solo un mezzo per depistare le indagini.

Esiste anche un’altra versione della “pista russa” per cui lo squartatore sarebbe un agente zarista, Alexander Pedachenko, spedito in Gran Bretagna per screditare con le sue azioni la polizia di Sua Maestà. La figura di Pedachenko resta sfuggente. Ad essa si sovrappongono e si confondono altri personaggi venuti dall’Est come l’assassino psicopatico e travestito, Vassilij Konovalov, arrestato a San Pietroburgo nel 1891 oppure il barbiere Severin Kosovskij e il truffatore Mikhail Ostrog. Questi per alcuni ripperologi, sarebbero tutte le diverse identità di un’unica persona oppure un gruppo di assassini che agivano insieme.

Altri sospettati

rimane comunque una teoria che ha pochi sostenitori. I sospetti più diffusi si concentrano invece su tre persone. Innanzitutto Montague John Druitt, un avvocato omosessuale che, subito dopo l’ultimo delitto, morirà affogato nel Tamigi. Per alcuni si sarebbe suicidato in preda ai rimorsi, per altri ad ucciderlo sarebbero stati i suoi familiari che avevano scoperto i suoi crimini. Druitt sarebbe stato anche parte di un gruppo chiamato gli Apostoli, riguardo al quale non si è mai chiarito se fosse una setta esoterica o più semplicemente un gruppo di omosessuali particolarmente misogini.

Jack lo Squartatore
Montague John Druitt

Un altro sospettato, stavolta veramente eccellente, è il principe Albert Victor, nipote della regina Vittoria e figlio del futuro re, Edoardo VII. Questi aveva spesso delle scappatelle con le prostitute di Whitechapel. Ovviamente quando venne scoperto che un membro della famiglia reale era lo Squartatore, Scotland Yard stessa fece di tutto per insabbiare la vicenda.

La teoria più diffusa

Una versione più articolata di questa teoria è divenuta molto celebre a partire dagli anni ’70, prima grazie ad uno sceneggiato della BBC e poi soprattutto grazia al libro Jack the Ripper: the Final Solution di Stephen Knight. L’autore dei delitti sarebbe il medico personale della regina, il Dr. William Gull. Questi agì per eliminare coloro che erano a conoscenza di un matrimonio segreto fra il principe Albert Victor e una prostituta irlandese. La cerimonia era inoltre celebrata secondo il rito cattolico, quindi doppiamente scandalosa per la protestante Inghilterra.

Jack lo Squartatore
William Gull

Il Dr. Gull, essendo anche un massone, avrebbe commesso i delitti seguendo un particolare cerimonia sacrificale massonica. In verità questa tesi non è molto credibile, visto che il medico in questione, pur essendo veramente un massone, oltre che un sostenitore della vivisezione, era anche un luminare della scienza. Fra l’altro fu lui il primo a diagnosticare l’anoressia. Risulta ben difficile immaginarselo quindi come un assassino.

La tesi, si scoprì poi era nata dalle rivelazioni di Joseph Gorman Sickert, un bizzarro individuo che sosteneva di essere figlio del pittore Walter Sickert e di una figlia segreta che il principe Albert Victor ebbe dalla succitata prostituta. Fra l’altro Gorman Sickert ha più volte ritrattato le sue dichiarazioni, cambiando anche spesso versione. Forse il vero scopo dell’uomo era quello di avanzare delle pretese di parentele con la famiglia reale, ma l’unica cosa certe è che Gorman Sickert non risulta un teste attendibile.

Le opinioni di Mana

Secondo Alessandro Mana bisognerebbe tornare a studiare i documenti d’epoca e integrarle con studi fatti su casi di omicidi seriali simili. Questo eviterebbe il cadere in tanti banalità confondendo la realtà con la leggenda che vi si è creata attorno. Per esempio nessun testimone ha mai parlato di un uomo con cilindro e mantello, eppure questa col tempo è divenuto l’immagine popolare di Jack lo Squartatore.

Mana ci tiene anche a sottolineare che lo Squartatore fu comunque un assassino e come tale va trattato. Non è giusto mitizzare troppo la sua figura ed è meglio ricordarsi delle sue vittime che erano persone in carne ed ossa, che hanno avuto la sfortuna di vivere in un periodo ed in luogo degradati.

Per saperne di più il nostro ripperologo consiglia di leggere i saggi di Paul Begg, Philip Sugden, Martin Fido, Richard Jones, John Bennet e Donald Rumbelow. Se proprio volete una lettura di fiction, oltre alla celebre graphic novel From Hell di Alan Moore e Eddie Campbell, che è un po’ un prontuario sul caso, esiste Jack the Ripper: Live and Uncut di Matt Layshon, un’opera fantascientifica ma estremamente dettagliata e coerente con la vicenda storica.

Scritto da Paolo Motta

Scrittore, sceneggiatore, appassionato di fumetti. Tra i fondatori del gruppo di scrittura creativa, Cooperativa Autori Fantastici.

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