Kazuo Ishiguro Nobel 2017 per la Letteratura: poetica e storia dell’autore

Nobel Letteratura Ishiguro

Figlio di immigrati giapponesi in Inghilterra, ma nato a Nagasaki nel 1954, Kazuo Ishiguro si ritrovò a passare dal Giappone all’Inghilterra all’età di cinque anni, ma i genitori lo educarono secondo i valori e gli ideali giapponesi, in quanto erano convinti che la loro permanenza in Inghilterra fosse di natura breve. Il padre, fisico oceanografico, fu invitato per un progetto di ricerca per un breve periodo di tempo, ma le cose non andarono come previsto, infatti, dopo il trasferimento avvenuto nel 1959, Ishiguro rivide il Giappone solamente nel 1989.

La formazione

Ishiguro sin da bambino cercò di seguire i propri interessi: la sua prima vocazione fu la musica, studiò pianoforte dai cinque ai dodici anni e durante l’adolescenza, seguendo le sue orme dei suoi idoli come Dylan o Cohen, scrisse diverse canzoni. È Attraverso la lettura dei grandi classici, tra l’ordinata prosa di Chechov e le atmosfere surreali di Kafka, che Ishiguro riuscì a comprendere la sua propensione per la letteratura e, soprattutto, per la scrittura.

Studiò Lettere e Filosofia presso l’Università del Kent ed in seguito continuò i propri studi, seguendo un master in Arti Creative e Scrittura presso l’Università dell’East Anglia, dove lavorò con personaggi di spicco come Malcom Bradbury o Angela Carter. La sua tesi per il master fu pubblicata, anche, come suo primo romanzo con il titolo: “Un pallido orizzonte di colline.”

 

Letteratura post-coloniale e ibrida

Ishiguro è figlio di una generazione di scrittori “inglesi” o meglio scrittori in lingua inglese, nati nella metà del secolo scorso. Una generazione di scrittori proveniente da svariati territori, appartenenti al vecchio impero britannico, vedi Kamal Rushdie o Timothy Mo, o figli di genitori immigrati in Inghilterra come nel caso di Ishiguro.

Una nuova generazione che non ripudia le proprie origini addirittura, scrivendo in lingua inglese, riesce ad esplorare in maniera originale gli aspetti caratteristici della propria cultura, attraverso le nuove prospettive ed orizzonti offerti dall’uso di una nuova lingua. Infatti, Ishiguro, sebbene usi la lingua inglese nei propri scritti, ricorda in un’intervista le sue origini dicendo: “Non sono completamente come gli inglesi, ma cresciuto da genitori giapponesi in una casa dove si parlava giapponese.

I miei genitori non credevano che noi saremmo rimasti in questa nazione per lungo tempo, loro si sentivano responsabili di crescermi a contatto con dei valori giapponesi. Io ho un passato differente. Io penso differentemente, le mie prospettive sono leggermente differenti.”

Il Giappone nelle opere di Ishiguro

La sua scrittura è stata influenzata da scrittori occidentali come Dostoyevskij o Charlotte Brontë, ma al tempo stesso rilevanti sono anche le influenze asiatiche, soprattutto dai capolavori provenienti dalla sua madrepatria, vedi ad esempio le forti influenze di Junichiro Tanizaki o di molti capolavori del cinema giapponese. Infatti Ishiguro ricorda in una delle sue tante interviste: “Io ho sempre detto, durante la mia carriera che, sebbene io sia cresciuto in questa nazione e sia stato educato qui, la maggior parte del mio modo di vedere il mondo e il mio approccio artistico sono giapponesi, perché sono stato cresciuto da dei genitori giapponesi, che parlavano in giapponese e ho sempre visto il mondo attraverso gli occhi dei miei genitori”.

Il cammino verso il Nobel per la letteratura

Dopo “Un pallido orizzonte di colline” Ishiguro pubblicò anche un’altra opera di chiaro stampo giapponese ossia: “Un artista del mondo effimero” il cui protagonista, un pittore giapponese, Ono cerca di ricostruire quel dipinto sbiadito del Giappone, sconfitto nella seconda guerra mondiale. Il dipinto sbiadito, però, non è solo il Giappone dopo la guerra mondiale, ma anche l’immagine del Giappone offerta dall’autore; infatti, in un’intervista afferma: “Io sono cresciuto con una forte immagine di quest’altra nazione, un’altra importante nazione con la quale avevo un forte legame … Io in Inghilterra passavo tutto il tempo a costruire quest’immagine nella mia testa, di un immaginario Giappone”.

Ishiguro Nobel

Fu però un’opera con un’atmosfera inglese a fruttargli il prestigioso premio Booker Price, “Quel che resta del giorno” non solo fu premiata al Booker Price, ma fu anche trasposta cinematograficamente dal regista James Ivory, accrescendone la popolarità. Ishiguro sicuramente non si può definire uno scrittore prolifico, ma la sua costanza e lo stile letterario che lo contraddistinguono lo hanno portato a raggiungere il massimo traguardo che uno scrittore può desiderare, la vincita del premio Nobel. La motivazione degli esperti dell’Accademia svedese per tale assegnazione è semplice e concisa: “ poiché, in romanzi dalla grande forza emotiva ha scoperto l’abisso sotto il nostro senso illusorio di connessione con il mondo”. Una motivazione chiara, concisa che meglio descrive un autore capace di conoscere e vedere il mondo sotto diverse prospettive, molto spesso sconosciute agli altri uomini.

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