Leda Battisti ci racconta la sua “Solo un’estate fa”, l’intervista

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Dopo la bella e lunga chiacchierata che ci ha concesso qualche settimana fa, abbiamo contattato nuovamente Leda Battisti, in occasione dell’uscita del nuovo singolo “Solo un’estate fa”, un brano che a due settimane dall’uscita ha già raggiunto il ventunesimo posto tra le canzoni italiane più trasmesse in radio.

Ciao Leda, è un piacere risentirti. Se con “Seconda notte” ci hai fatto ascoltare nuove sfumature della tua vocalità, con “Solo un’estate fa” ce ne regali altre, anche se nell’inciso il tuo timbro è molto più riconoscibile…
“Sicuramente è un’osservazione appropriata, sono voluta uscire con questo singolo proprio d’estate perché mi ricordava un po’ di più a livello vocale il mio passato, con una serie di nuove sfumature che mi è piaciuto sperimentare. A livello musicale ho voluto proseguire la strada del vintage, andando a riscoprire un vecchio strumento un po’ in disuso, ma fantastico, che è questo moog anni ’70 che mi ricorda tanto le sonorità di mitici pezzi come ‘Reality’, colonna sonora de ‘Il tempo delle mele’, donando una vena nostalgica al pezzo anche attraverso la strumentazione. Infine, nel testo ho cercato di parlare di un amore estivo che, come spesso accade, da semplice avventura può trasformarsi in qualcosa di serio”.

Se nel precedente pezzo hai raccontato di un amore conflittuale, qui passi attraverso un amore più consolidato. Cosa lega questi due testi?
“In ‘Seconda notte’ c’è una sensazione e uno stato d’animo più autunnale, sia musicalmente che testualmente, poi sfociata nell’apparente leggerezza di ‘Solo un’estate fa’, in un certo qual modo come una sorta di continuazione della stessa storia. Due persone con un approccio iniziale più conflittuale che, grazie al tempo, riescono a vivere questo sentimento alla luce del sole. Un amore suffragato dalle onde del mare, con la consapevolezza che l’estate intesa come stagione, prima o poi finisce, ma che solo lo stare insieme potrà farla rivivere e, in qualche modo, proseguire anche in autunno e inverno attraverso questa piacevole sensazione”.

Per il video, sempre diretto dal regista Paolo Galassi, nella scorsa chiacchierata ci avevi promesso una sorta di ‘To be continued’, così è stato?
“La storia riprende esattamente da dove l’avevamo lasciata, da quella macchina che lascia  presagire qualcosa, infatti, in questo video scopriamo come la storia si sia alla fine risolta, dando vita a quest’estate indimenticabile. Più che un videoclip rappresenta una sorta di corto musicale, perché le immagini sono anche tratte dal film ‘Tornatore’s way’, dello stesso Paolo Galassi, di cui ‘Solo un’estate fa’ farà da colonna sonora”.

A proposito dell’album, a che punto della lavorazione ti trovi?
“Uscirà in autunno, siamo a buon punto. Come ti avevo anticipato, sarà un disco interamente suonato, che racchiuderà al suo interno una serie di film musicali. Posso anticiparti che ci saranno due pezzi per me molto importanti, uno in qualche modo legato a ‘Il Padrino’ e l’altro a ‘The milionaire’, due pellicole che non hanno certo bisogno di presentazioni”.

Da tempo in estate si è persa l’abitudine di lanciare le belle canzoni d’amore di una volta, oggi si punta tutto sulle filastrocche e sugli slogan senza valore. Secondo te, perché la discografia ha preso questa rotta, perché è così difficile parlare di quello che poi è il sentimento principe di questa stagione?
“Lo trovo un trend invertito, dove si ha quasi la necessità di parlare di violenza piuttosto che d’amore. A me piace pensare che la gente s’innamori ancora, che ognuno di noi abbia un romanzo da raccontare. Credo che la musica abbia il compito di fare questo, vanno bene i temi sociali e di solidarietà, ma il primo messaggio da lanciare per me è sempre l’amore, perché rappresenta la condivisione. Un tempo c’era più spontaneità, non c’erano sovrastrutture, niente era studiato a tavolino, perché è l’amore stesso un sentimento che non può essere calcolato. Se non si ritorna a quella spontaneità, difficilmente riavremo le belle canzoni d’amore che suonavano negli anni ’70, bisogna fuggire dalle mode e riscoprire quella bellezza che non c’è più. Al di là dell’emozione che può suscitare o meno una canzone, mi riferisco alla qualità oggettiva di un pezzo, dettata dalla poca libertà che si ha oggi nel fare la propria musica, quella che sto riassaporando con questo mio ritorno e con questo nuovo progetto che ascolterete molto presto”. 

Scritto da Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica e spettatore interessato di tutto ciò che è intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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