Maniaci del controllo: Test da fare per capirne i sintomi

Quando l’ossessione sconfina il malessere si può parlare di maniacalità: ma cos’è veramente? Se vi riconoscete nelle seguenti affermazioni, è arrivato decisamente il momento di cambiar vita.

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Vi siete mai sentiti inadeguati pur dando anima e corpo e svendendo l’anima al miglior offerente? Avete mai raggiunto l’apice assaporando la vittoria per una frazione di secondo per poi ripiombare in un baratro di apatia? Questa è l’eterna insoddisfazione cronica e deriva dall’esigenza di mania del controllo.

Se leggendomi vi dovesse apparire un discorso esagerato e privo di senso logico, vi informo che siete sulla retta via per trovare la felicità nella sua accezione più pura. Se, al contrario, doveste avere un senso di nausea o riflettervi nelle mie parole, beh, bentrovati all’inferno, ci si rivede, e siete degli irriducibili maniaci del controllo.

Maniaci del Controllo: alcuni sintomi e casi frequenti

  • Redigete delle liste colme di impegni giornalieri cui è impossibile far fronte e se non assolvete a mezza di esse vi parte il tic all’occhio
  • Avete una paura dannata di rimanere intrappolati in un abitacolo
  • Toccate solo le linee bianche delle strisce pedonali
  • Riponete gli indumenti nell’armadio secondo un ordine di colore o di tipologia di vestiario e guai a chi vi ci mette mano
  • Iniziate a pulire ancor prima di avere terminato di cucinare
  • Siete perennemente frustrati
  • Non vi sollevate dalla postazione di lavoro finché non avete ottemperato ai vostri compiti
  • Siete assai suscettibili
  • I vostri amici vi adorano perché gli organizzate i viaggi: per la precisione un itinerario ricolmo di luoghi di interesse culturale, bar, divertimenti assortiti e luoghi di ristoro tutti suddivisi per zone, margine di interesse del destinatario e importanza.

Ma ancora: cercate di arginare il fato ed eludere gli imprevisti o comunque ipotizzate ogni possibile sventura nella quale potreste incappare in qualsivoglia situazione. Insistite per un determinato posto sull’aereo o in una camera da albergo, avete una stanza prediletta e mai e poi mai permettereste a qualcun altro di scegliere il ristorante. Cercate di plasmare al vostro volere ogni individuo e ammattite qualora non ci riusciste.

Come guarire?

Può mai considerarsi vita questa pantomima di esistenza in preda ad uno stato di schiavitù? Essere perennemente assoggettati ad un malsano senso del dovere, succubi dello stress, non vedere oltre l’orizzonte ristretto della propria ed indiscutibile concezione di vita, patire le pene dell’inferno quando il minimo dettaglio sfugge al vostro predominio. Sentirsi assiduamente sulle spine, tirati come delle corde di violino, costantemente vigili e incapaci di lasciarvi andare.

Personalmente ho patito sotto le ali di questa limitazione per una vita intera e ho assaporato un millesimo di ciò che ho vissuto, sempre intenta a pensare, analizzare, e programmare. A quale scopo poi?  Essere veramente padroni delle nostre vite non implica calcolare a menadito ogni variabile e controllare maniacalmente ogni evento, ma essere in grado di reagire nell’istante in cui non otteniamo ciò che ci eravamo prefissati o scivolare in un accadimento fortuito ed inatteso.

Per risolvere questa deleteria attitudine alla vita, questa forma mentis, occorre fare molto lavoro su se stessi, gradualmente, senza fretta alcuna. Inizialmente sarete attanagliati da pensieri violenti, ma con il trascorrere del tempo vi abituerete ad un arco vitale dove gli inconveniente capitano, le persone non sono le tue marionette e i traguardi non rappresentano sempre lo scopo ultimo caratterizzante l’esistenza di ognuno.

Permettete a voi stessi di rimanere in balia degli eventi di tanto in tanto. Mutare punto di vista quando si è devoti agli stati ossessivi è il dono più amorevole che potreste mai farvi. Abituatevi al cambiamento, abbracciatelo come fosse vostro, Gioite degli occasionali inconvenienti, sguazzate in un po’ di disordine, non attraversate sulle strisce pedonali, lasciate qualcosa di incompiuto, stracciate metà dell’agenda, affidate a qualcun altro l’incombenza di farsi carico dell’organizzazione di una giornata e più che mai accettate il caos.

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