Mark Rothko: il colore nelle opere del pittore senza forme

Vita, poetica e opere dell’artista che comunicava attraverso i colori.

markrothko

Precursore dell’Espressionismo. Maggior esponente del Colorfield Painting, la pittura per campi o bande di colore. Vediamo oggi qual è stato il percorso artistico di Mark Rothko.

La vita

Mark Rothko (Marcus Rothkovich) nasce a Dvinsk, nell’attuale Lituania, nel 1903. All’età di dieci anni si trasferisce con l’intera famiglia negli Stati Uniti. Studia a Portland e poi a Yale, che abbandona prima della fine dei corsi.

Compiuti vent’anni si trasferisce a New York, luogo in cui fa il suo primo incontro con la pittura, passione che porterà con sé per il resto della vita.

Riesce, nel 1938, ad ottenere la cittadinanza americana e, nel 1940, a cambiare nome in Mark Rothko, modo in cui noi tutti lo conosciamo. L’artista muore suicida a New York nel 1970.

Il percorso artistico

Rothko, si accosta in un primo momento alla pittura realista e poi a quella surrealista, prediligendo soggetti mitologici.

È solo verso la fine degli anni quaranta che il pittore, attraverso la semplificazione delle forme, perviene all’indipendenza del colore e crea i multiforms, tele con numerose macchie di colore dalle forme più bizzarre.

In seguito a questi ultimi esperimenti possiamo dire che Rothko raggiunge la vera astrazione e, con essa, la piena maturità artistica. L’artista comprende, infatti, di dover liberare totalmente il colore da qualsiasi tipologia di forma, non solo dalla figura in sé.

Da qui le macchie sulla tela si riducono progressivamente di numero, fino a diventare rettangoli dai bordi impercettibili, immagini fluttuanti, che percepiamo finite solo perché è la tela a finire.

Per l’artista il colore è in grado di parlare un linguaggio universale; egli, infatti, ne fa uso per esprimere i propri stati emotivi più intensi, per creare un rapporto e comunicare direttamente con l’anima di chi osserva i suoi quadri.

Le opere più significative di Mark Rothko

In No. 301, opera del 1959, vediamo tre rettangoli rossi che differiscono tra loro, e dalla base della tela, solo per intensità. Il colore è steso su velature sovrapposte, così da controllare maggiormente forza e trasparenza del colore. Le campiture sono ampie e uniformi. La potenza che trasmette il colore rosso su questa tela è eloquente.

Mark Rothko 301
Mark Rothko, No. 301, 1959, Olio su tela, Los Angeles, Museum of Contemporay Art

In No. 207, tela del 1961, abbiamo uno sfondo grigio scuro su cui si staglia, nella parte superiore, un rettangolo di un rosso acceso dai bordi evidentemente irregolari. Nella parte inferiore, invece, troviamo un rettangolo di dimensioni leggermente più piccole, di un blu scuro che a fatica si distingue dallo sfondo.

Mark Rothko 207


Mark Rothko, No. 207, 1961, Olio su tela, Berkeley, University of California, Berkeley Art Museum

Proprio per il fatto che Rothko utilizzava il colore come mezzo di comunicazione dei propri sentimenti e stati d’animo, possiamo considerare il quadro No. 207 come emblema della sua esistenza, in quanto la tela, avendo in sé il rosso acceso e passionale e il blu spento e confuso, sembra racchiudere tanto lo slancio creativo iniziale dell’artista, quanto i profondi stati depressivi che hanno caratterizzato l’ultima parte della sua vita e che lo hanno condotto al tragico suicidio nel febbraio del 1970.

Scritto da Irene Arangio

Faentina importata a Bologna per ragioni di studio, di vita e di cuore.
Laureata all'Accademia di Belle Arti di Ravenna.
Aspirante artista, appassionata di cultura in ogni sua forma e scienze dell'educazione.
La pedagogia ci salverà tutti, prima o poi.

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