Museo Egizio Torino: cosa é successo e perché se ne parla

Continua la polemica intorno al Museo Egizio di Torino. Fa discutere il video che gira della querelle tra Christian Greco, direttore del museo e Giorgia Meloni di FDI

Scontro-Meloni-Greco-al-Museo-Egizio

Nei giorni scorsi, con una nota ufficiale, la leader di Fratelli d’Italia,Giorgia Meloni, ha promesso di sostituire il Direttore del Museo Egizio di Torino,Christian Greco non appena il centrodestra vincerà le elezioni. La polemica é nata in seguito a un’ offerta studiata dal museo .

Christian Greco per la sua attuale posizione di lavoro ha faticato non poco: una brillante carriera universitaria e poi anni di gavetta tra l’Italia e l’estero. Si é pagato gli studi con ogni sorta di lavoro, dalle pulizie al guardiano in hotel.
La sua competenza nella capacita di gestione fa sí che il Museo Egizio di Torino, il più antico del mondo,vanti un bilancio annuale da un milione di visitatori, 9,5 milioni di euro d’incasso, ricavo netto di 810.000 euro che vengono investiti in progetti quali ad esempio la digitalizzazione degli archivi e il progetto di «Public archeology».

Allora da dove nasce la minaccia del licenziamento? Non dall’incompetenza ma dalla campagna «Fortunato chi parla arabo» rivolta ai «cittadini di lingua araba» che dal 6 dicembre 2017 al 31 marzo 2018 «potranno entrare in due al costo di un biglietto intero».
L’obiettivo, come scritto sul sito del museo, è «stimolare la fruizione dell’offerta culturale della città per consentire ai cittadini di lingua araba di essere sempre più parte della comunità con cui hanno scelto di vivere e condividere il futuro».

A inizio gennaio la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni aveva già criticato l’iniziativa con un post su Facebook definendo delirante la promozione (giunta alla II edizione).
Il nodo non è tanto la promozione in sé quanto i fondi con i quali viene finanziata: «Ricordiamo che l’Egizio di Torino prende sovvenzioni pubbliche, è finanziato coi soldi degli italiani». Risultato: «Chiediamo che questa aberrazione sparisca immediatamente».
Christian Greco, ha risposto: «Ci rivolgiamo a un pubblico internazionale e la campagna nasce dal fatto che il precedente esperimento a fine 2016 è andato benissimo: il numero di persone che parlano arabo in visita da noi incrementò».
Inoltre il museo non riceve finanziamenti pubblici e vive grazie alla più grande collezione egizia dopo Il Cairo.
Giorgia Meloni può realmente rimuovere Greco? In realtà no dato che il museo torinese è retto da una fondazione privata che recluta i suoi direttori attraverso bandi pubblici – quindi non prevede nessuna nomina.
Giorgia Meloni ha replicato al caso divenuto mediatico dicendo che non ha intenzione di cacciare Greco e accusa la stampa di avere diffuso una bufala, ma la dichiarazione rilasciata dal partito sembra chiara. Il testo del comunicato di Federico Mollicone, portavoce di Fdi, che ha dato origine alla polemica: «Criticare la politica di gestione di una Istituzione culturale pubblica, come ha fatto Giorgia Meloni in modo civile davanti al Museo Egizio, è e deve essere assolutamente possibile in una Nazione libera. La campagna di comunicazione fatta dal Museo in arabo, infatti, con tanto di visual raffigurante una coppia con la donna velata, al di là della sua durata temporanea, è il sintomo della malattia dell’Occidente. Un pensiero debole che distrugge la propria storia e identità a favore delle altre. Una iniziativa ideologica e anti italiana. Stiano tranquilli il direttore Greco e gli estensori dell’anacronistico appello: una volta al governo Fratelli d’Italia realizzerà uno dei punti qualificanti del proprio programma culturale che prevede uno spoil system automatico al cambio del Ministro della Cultura per tutti i ruoli di nomina, in modo da garantire la trasparenza e il merito, non l’appartenenza ideologica».

Scritto da Chiara Tedeschi

Sono nata a Cecina (LI) e cresciuta a Piombino (LI) dove mi sono diplomata al Liceo Classico Giosuè Carducci. Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Pisa. Amo viaggiare, leggere e scrivere.

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