Pensioni Quota 102: cosa è, novità e differenze con Quota 100

Le prossime settimane saranno cruciali per definire meglio la questione con una serie di incontri coi sindacati “per una riforma generale delle pensioni”

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Nuove regole per il calcolo dei contributi dei liberi professionisti.

Quello delle pensioni è un tema caldo e attuale al quale il governo deve trovare una soluzione. Dopo ipotesi e rumors sulla famosa “Quota 100“, si parla della “Quota 102“: non si tratta di eufemismo o ironia, bensì di un progetto a cui si starebbe pensando l’esecutivo giallo-rosso per risolvere il nodo legato alle pensioni.

A parlarne è stato il Sole 24 Ore, quotidiano di Confindustria, secondo cui i lavoratori potrebbero andare in pensione con un minimo di 64 anni e con 38 di contributi. Ciò, continua il quotidiano, costerebbe allo Stato 2,5 miliardi l’anno e l’obiettivo indicato sarebbe quello di evitare che a partire dal 2022 i requisiti di età aumentino in maniera spropositata.

Pensioni Quota 102: ipotesi e novità

Diverse ipotesi si stanno delineando sul progetto Quota 102. Anzitutto permetterebbe allo Stato di risparmiare quasi 2 miliardi e far rifiatare le casse dal momento che l’età pensionabile salirebbe a 64 anni. Potrebbe permettere altresì, continua il Sole 24 Ore, di finanziare almeno in parte il taglio del cuneo fiscale da una decina di miliardi che l’esecutivo M5s-Pd si è prefissato come obiettivo principale.

Le prossime settimane saranno cruciali per definire meglio la questione con una serie di incontri coi sindacati “per una riforma generale delle pensioni”. Il confronto intaccherebbe temi importanti come la distinzione tra lavori usuranti e non, oppure la pensione di garanzia per i giovani.

Oltremodo, l’esecutivo si auspica di aumentare il fondo previdenziale integrativo pubblico alle nuove generazioni con lavori precari una copertura previdenziale valida.

Pensioni Quota 102: le differenze con Quota 100

La Quota 100 è considerata un caposaldo della Legge di Bilancio 2019, con il sempre manifestato scopo di combattere gli strascichi della Legge Fornero, la “riforma delle pensioni” 2011 del Governo Monti.

Operativa dal 2019, essa consente l’uscita anticipata dal mondo del lavoro con un’età minima di 62 anni e almeno 38 anni di contributi, senza conseguenti penalizzazioni sull’assegno. In altre parole un lavoratore con 39 anni di contributi e 61 anni di età dovrà attendere un anno per presentare domanda di pensionamento.

 

 

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