Rosa Luxemburg: rimossa la lapide commemorativa dalla città natale

La lapide commemorativa della filosofa tedesca e martire rivoluzionaria è stata rimossa da Zomosc, la sua città natale. La rimozione è stata voluta dal Governo polacco in un’ottica di condanna del passato comunista del paese.

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Rosa Luxemburg appare come una somma di tutte i motivi per cui si potrebbe essere emarginati. Infatti era donna, polacca, ebrea, affetta da una malformazione ossea, femminista e comunista. Non a caso, fallito il tentativo di una rivoluzione socialista in Germania, a cui aveva partecipato, la Luxemburg venne uccisa a Berlino il 15 gennaio 1919.

Ora la persecuzione si ripete. La lapide commemorativa posta nel suo luogo natale a Zamosc, in Polonia, è stata rimossa. Non si è trattato, però, dell’atto di un vandalo isolato, ma di una decisione del Governo polacco. Lo scopo sarebbe quello di eliminare ogni retaggio del passato ordinamento comunista.

Eppure Rosa Luxemburg è stata la prima a condannare, da sinistra, certi aspetti autoritari della Rivoluzione Bolscevica. Inoltre la sua esistenza è terminata con l’uccisione per mano dei sostenitori del militarismo e del nazionalismo tedesco che poi avrebbe colpito la stessa Polonia. Esiste una petizione per ripristinarne la lapide a questo link.

La vita di Rosa Luxemburg

Nata quando ancora la Polonia era divisa tra Russia, Germania e Austria-Ungheria. La Luxemburg nacque in una famiglia di ebrei nella parte del paese controllata dai russi, seppure definito Regno di Polonia. Brillante studentessa, iniziò giovanissima a svolgere attività politiche.Studia economia e filosofia, legge con passione Marx e Engels, ma si interessa anche di botanica e di biologia.

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Frequenta il Partito Socialista Polacco, ma presto cominciano le incomprensioni con i compagni. I socialisti polacchi sono convinti della necessità dell’indipendenza nazionale, invece lei ritiene che queste rivendicazioni sviino le masse dal vero problema, la lotta di classe. Assieme al fidanzato Leo Jogiches e ad atri dissidenti fonda il nuovo partito SDKP, Socialdemocrazia nel Regno di Polonia, poi divenuto Partito Socialdemocratico del Regno di Polonia e Lituania.

La tragica morte

Colpita da forte ostracismo da parte dei connazionali, Rosa Luxemburg emigra in Germania. Qui scrive saggi, articoli, dirige giornali, prende posizioni contro la Prima Guerra Mondiale e il militarismo in generale. Aderisce, infine alla Lega Spartachista che tenta di operare sul suolo tedesco una Rivoluzione comunista, come quella appena avvenuta in Russia (nonostante la Luxemburg fosse critica, come abbiamo detto, verso alcuni aspetti del bolscevismo).

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Rosa partecipa alla cosiddetta “Rivoluzione di Gennaio”, iniziata il giorno dell’Epifania del 1919. Catturata dai Freikorps, i corpi paramilitari agli ordini del Governo tedesco (peraltro spacciato per socialdemocratico) e dei facoltosi imprenditori germanici, viene uccisa e i suo corpo gettato nel canale. Sarà ripescato solo il 31 maggio dello stesso anno e inumato nel Cimitero Centrale di Friedrichsfelde.

Ma la Luxemburg non viene lasciata in pace nemmeno da morta. I nazisti, infatti, profaneranno la sua tomba e disperderanno i suoi resti.

La deriva autoritaria dei Paesi dell’Est

Sebbene in Polonia la sollevazione antisovietica abbia avuto il centro in un sindacato, Solidarnosc, i Governi della Polonia “libera e democratica” sono andati divenendo sempre più autoritari. Si sono succeduti partiti ultranazionalista e fondamentalisti cattolici. L’apologia del comunismo è divenuta un reato, si è introdotta la castrazione chimica per chi molesta minorenni e si intende abolire l’aborto.

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D’alto canto la Polonia, anche se invasa dai tedeschi nella Secondo Guerra Mondiale, aveva al potere una giunta militare nazionalista. Non era certo un paese democratico. Lo stesso si può dire di molti alti Stati dell’Est Europa. In Ungheria c’erano la Croci Dentate, in Romania il Pugno di Ferro, in Slovacchia  governavano i collaborazionisti e persino nella Jugoslavia occupata dagli italiani, erano attivi gli Ustascia, nazionalisti croati responsabili di tante stragi verso le altre etnie jugoslave.

Ora finiti i regimi di estrema sinistra, i Paesi dell’Est si scoprono fascisti. La Georgia ha già tentato una pulizia etnica contro osseti e ingusci, mentre in Ucraina le minoranze russe del Donbass cercano l’indipendenza per salvarsi da persecuzioni e discriminazioni.  Anche in Estonia, paese membro della NATO e della UE come la Polonia, c’è stato il caso del giornalista Giulietto Chiesa, arrestato per motivo politici.

Cosa resta del pensiero della Luxemburg?

Pensare che Rosa Luxemburg aveva esaminato, tra le altre cose, anche i rapporti tra liberalismo e democrazia. Proprio lei era giunta alla conclusione che le due cose non erano direttamente collegate. In fondo, notava al filosofa, forme di democrazia erano esistite anche nelle società tribali, nelle Città-Stato greche e nei Comuni medievali.

Al contrario il liberalismo, se di tanto in tanto formava istituzioni democratiche, a lungo andare aveva però bisogno del militarismo e dell’imperialismo per mantenersi. Era implicito nel suo bisogno di espandere sempre più il mercato, anche in paesi dove non era richiesto. Non è forse quello che stiamo vivendo oggi?

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