Russia: Tribunale ordina di bloccare Telegram

Il Tribunale distrettuale di Tagansky (Mosca) ha deciso di bloccare la famosa applicazione di messaggistica

telegram
Fonte: Telegram LLC

Il Tribunale distrettuale di Tagansky (Mosca) ha deciso di bloccare Telegram. Il provvedimento è stato preso dai giudici russi in seguito al rifiuto, da parte degli sviluppatori dell’applicazione, di fornire ai servizi di sicurezza (Fsb) le chiavi per decrittare i messaggi degli utenti.

L’Fsb ha chiesto, a più riprese, la condivisione delle chiavi di accesso crittografiche ma i gestori dell’app di messagistica si sono sempre rifiutati lamentando una violazione dei diritti circa la privacy della corrispondenza. A riportare per primo la notizia è stato Tass, l’agenzia di informazione russa.

Perché il Tribunale è giunto a tale decisione?

Tutto il procedimento che ha portato alla decisione della Corte russa parte dal lontano 2016. Infatti da circa due anni è vigente in Russia una particolare “legge antiterrorismo“, la quale impone a tutti i servizi di messaggistica istantanea di rilasciare alle autorità russe le chiavi per decrittare la corrispondenza tra gli utenti. Nel settembre 2017 la Fsb ha fatto esplicita richiesta di rispettare tale norme. D’altro canto, i piloti dell’aeroplanino di carta si sono sempre rifiutati volendo tener immutate le garanzie di segretezza del contenuto dei messaggi inviati dai propri utenti.

Durov, Ceo di Telegram LLC,  allora definì la pretesa dell’intelligence russa come “tecnicamente impossibile da soddisfare”  in quanto in completo contrasto rispetto alla normativa in materia di riservatezza.  Di fronte a tale presa di posizione, il Roskomnadzor , l’organismo russo di controllo sui media, ha chiesto che Telegram venisse bloccato.

In seguito, dunque, alla pronuncia proveniente da Tagansky, l’applicazione resterà bloccata in Russia fino a quando non fornirà i codici crittografici. La sentenza pare abbia efficacia immediatamente esecutiva ma i legali della parte soccombente hanno già annunciato ricorso.

Fonte: Ruptly

La notizia  viene fuori in un momento molto particolare per le aziende che offrono questo tipo di servizi. Da semplici mezzi di condivisione di stati o emoticon più o meno simpatiche, Telegram, Facebook e altre applicazioni hanno visto cambiare il proprio ruolo in un contesto politico mondiale sempre più complesso. Dallo scandalo di Cambridge Analytica, alla decisione di chiusura della piattaforma Telegram in territorio russo si evince la volontà da parte dei governi nazionali di porre un freno alla liberà diffusione di contenuti, di qualsiasi natura essi siano. Tecnologie incontrollabili che potrebbero, almeno secondo l’Establishment, minare la sicurezza delle Nazioni.

 

Scritto da Giuseppe Bua

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