Sacco e Vanzetti: 90 anni fa l’esecuzione dei due italiani

Novant'anni fa l'ingiusta esecuzione di Sacco e Vanzetti.

Sono passati esattamente 90 dall’ingiusta esecuzione di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, due italiani anarchici ingiustamente condannati a morte negli USA nel 1927. Quel processo fu da molti definito una farsa utile solo a condannare due stranieri anarchici, le categorie contro cui gli Stati Uniti di quel tempo istigavano l’odio della popolazione. I due erano accusati di duplice omicidio a scopo di rapina, ma nel corso del processo furono occultate molte prove a favore di Sacco e Vanzetti mentre furono considerate credibili alcune testimonianze contro i due italiani che invece non lo erano a fatto.

Il caso Sacco e Vanzetti

”La giustizia è stata crocefissa” era questa la scritta presente sulla gran parte dei cartelli esposti dagli oltre 400.000 manifestanti che presero parte ai funerali di Sacco e Vanzetti. Effettivamente rileggere le carte di quel processo a 90 anni di distanza genera un senso di ingiustizia enorme: infatti, molte delle testimonianze usate contro i due italiani al giorno d’oggi sarebbero scartate senza alcuna esitazione da qualsiasi giudice. I testimoni affermarono che il rapinatore ”camminava come uno straniero” e che portava i baffi e ciò fu sufficiente a condannare a morte due uomini. L’idea di una condanna strumentale nei confronti di Sacco e Vanzetti, immigrati italiani e anarchici, nasce anche dalle tempistiche: infatti, quello era un periodo storico in cui gli Stati Uniti combattevano contro il movimento anarchico che, proprio in quei giorni, stava organizzando una grande manifestazione di protesta per la morte di un loro componente che era volato giù dal quattordicesimo piano di un ufficio di Polizia. L’essere anche immigrati italiani, probabilmente, fece di Sacco e Vanzetti i colpevoli ideali agli occhi di un sistema che non aspettava altro per colpire le categorie che i due uomini rappresentavano. Addirittura non fu neanche presa in considerazione la confessione di un tale Celestino Madeiors, un gangster che si autoaccusò dei reati di cui erano imputati Sacco e Vanzetti. Mai durante il processo, nonostante il palesarsi del fortissimo pregiudizio nei loro confronti, i due uomini rinnegarono i loro ideali e ciò, probabilmente, li condusse direttamente sulla sedia elettrica per diventare emblemi di ogni forma di ingiustizia e discriminazione in tutto il mondo e in ogni epoca.

Nato ad Aversa (CE) il 22 agosto 1994 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno. Giornalista pubblicista, collaboro con i siti di Content Lab dal 2015 occupandomi di sport, politica e altro.