Salvini indagato: cosa rischia il Ministro dell’Interno

La procura di Agrigento ha iscritto il Ministro dell’Interno nel registro degli indagati per sequestro di persona, arresto illegale ed abuso d’ufficio con riferimento al caso Diciotti

salvini

Sono ore delicate quelle che sta vivendo il governo italiano. Dopo il clamore suscitato dalla vicenda della nave Diciotti, la nave della Guardia Costiera italiana ferma nel porto di Catania da più di una settimana con 150 persone a bordo in attesa dell’autorizzazione allo sbarco da parte del Ministro degli Interni, la magistratura ha deciso di intervenire e la Procura di Agrigento ha iscritto Matteo Salvini nel registro degli indagati per sequestro di persona, arresto illegale ed abuso d’ufficio.

La decisione da parte del procuratore Luigi Patronaggio è arrivata al termine dell’attività istruttoria compiuta a Roma e dopo che la Procura di Agrigento ha dichiarato di aver valutato tutti gli elementi per procedere in tal senso. L’indagine sui migranti trattenuti a bordo della Diciotti, inoltre, non riguarderà soltanto il Ministro dell’Interno, ma anche il suo capo di gabinetto, Matteo Piantedosi.

La reazione del leader della Lega

La notizia dell’iscrizione del leader della Lega nel registro degli indagati non è stata, però, inaspettata. Era stato, infatti, lo stesso Salvini, attraverso alcuni post provocatori, a sfidare apertamente la magistratura affinché aprisse un’indagine nei suoi confronti:

Sequestro di persona, arresto illegale ed abuso d’ufficio: cosa rischia Salvini

Ora che l’iscrizione nel registro degli indagati è, però, ufficiale, gli atti dell’inchiesta verranno trasmessi al tribunale dei ministri di Palermo, cioè al tribunale competente per i “reati ministeriali”, ovvero i reati commessi dal Presidente del Consiglio e dai ministri nell’esercizio delle loro funzioni, che dovrà pronunciarsi entro 90 giorni dal ricevimento degli atti.

Tuttavia, anche se il Tribunale dovesse accogliere la richiesta della Procura, per processare Salvini avrebbe bisogno dell’autorizzazione a procedere da parte del Senato, cioè della Camera di appartenenza del ministro. Secondo l’articolo 96 della Costituzione, infatti, per processare il Presidente del Consiglio ed i Ministri occorre “previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale”.

Ecco perchè Salvini non rischia praticamente nulla: sembra molto difficile che in Senato si trovino i voti per raggiungere la maggioranza assoluta ed autorizzare il tribunale a procedere nei suoi confronti. E ciò appare ancora più improbabile dopo le parole di Luigi Di Maio che, per tutelare il suo governo da una possibile crisi e venendo meno a quel principio giustizialista sempre applicato contro i propri avversari, ha annunciato che il comportamento di Matteo Salvini “non è in contrasto con il codice etico del Movimento Cinque Stelle”.

In ogni caso il sequestro di persona è punito dal codice penale con la reclusione da 6 mesi ad 8 anni, ma la pena può arrivare fino ai 10 anni se il reato è commesso da “un pubblico ufficiale, con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni”. Per l’abuso d’ufficio, invece, ovvero per il pubblico ufficiale che arreca ad altri un danno ingiusto, la pena prevista è la reclusione da 1 a 4 anni.

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