Storie d’amore a Roma: le regole dell’attrazione

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Due amabili soggetti di mia conoscenza, personaggi poliedrici e controversi si recarono poc’anzi in quel di Roma per un weekend all’insegna del relax, ma ammettiamolo, anche dei bagordi più sfrenati. Codesta traversata, perché sì, c’era chi addirittura giungeva dall’Inghilterra, nello specifico Londra, era volta per entrambe a riconciliarsi e riabbracciare due uomini con le quali avevano intrecciato una fitta corrispondenza, e quindi non solo per godere della compagnia l’una dell’altra, rinnovate amiche e compagne di malefatte.

Una di esse era alta alta, al punto da risultare intimidatoria per ambo i sessi, mentre la seconda seppur minuta, era dotata di una lingua davvero biforcuta e di una parlantina scorrevole che all’occorrenza  le accorrevano in aiuto quando doveva tramutarsi in iena in tutto il suo splendore. Entrambe erano splendide, agguerrite oserei definirle, nonché individui controversi, come vi dicevo, con più di una personalità sul groppone, ma sapevano trarre il meglio da ogni situazione e più che mai dalla loro fresca amicizia, contraddistinta da rispetto, ammirazione reciproca e un viepiu crescente affetto.

Esse non rispecchiavano i canoni comuni delle donne, coltivavano ambizioni tutte loro, farcite di sogni e scevre da luoghi comuni, ciò le accomunava più di ogni altra cosa, il desiderio di grandezza e l’impossibilità di fallire. Si può dire fossero entrambe allergiche ai rifiuti.

Si diedero appuntamento all’aeroporto di Fiumicino, ma l’autentica bionda tra le due, come da consuetudine sospetto, si confuse con l’aeroporto di arrivo ed approdò a Ciampino. L’amica ne rimase stupefatta, ma anche assai divertita e in seguito a mille e più peripezie riuscirono a ricongiungersi alla stazione di Roma Termini.

La stangona disse a colei che era alta un metro e tanto pessimismo che l’avrebbe trovata accanto a dei militari. Insomma come cercare un ago in un pagliaio, vi era ed è un battaglione di militari a Roma, non un gran punto di riferimento, ma riuscirono ugualmente a ritrovarsi incorniciate da divise mimetiche.

Non so descrivervi la gioia che provarono nel potersi finalmente incontrare: dopo aver trascorso anni senza calcolarsi nella loro città natia, in seguito all’aver intrecciato un’amicizia da soli pochi mesi, sebbene molto intensi per entrambe ricolmi di confidenze e sogni infranti. Si affrettarono a prendere un taxi per recarsi presso la dimora dell’amante della ragazza che si rifugiava presso i militari, le attendeva una notte alcolica e pregna di divertimenti. Dal giorno seguente seguente sarebbe iniziato il tour de force culturale redatto dalla nana.

Ma in quegli istanti fugaci la notte le attendeva trepidante. Vennero accolte con squisita educazione da parte dell’amante numero uno e col calare delle tenebre e un paio di bottiglie in corpo ad inquinare il già debilitato fegato si diressero verso la meta prestabilita. Il luogo che li accolse era assai grazioso, immenso e dispersivo. Respinti un ingente numero di potenziali molestatori la nostra seconda protagonista incontrò per caso uno spasimante al quale si accompagnò per buona parte della serata. Improvvisamente le nostre due regine del melodramma si distanziarono dal gruppo originale per seguire quello dello spasimante della lingua biforcuta, destando così il malcontento dell’amante numero uno.

Soprattutto non appena venne a conoscenza della circostanza furono invitate per il giorno seguente in Toscana per effettuare un giro delle cantine. La situazione versava in uno stato disgraziato Elettra, che così denominerò, si trovava intenta a giustificarsi mentre Morgana si destreggiava tra non uno, ma ben due uomini, considerando che come in un insperato sogno, si manifestò il suo di amante, dopo una brusca lite, del tutto inaspettatamente venne lì per lei, per sanare la situazione.

Per la nostra Morgana, una volta accantonato lo spasimante, più aitante vorrei sottolineare, si prospettava una notte di passione e dolcezza, ma le sarebbe mai bastato? Per un personaggio così contorto avrebbe mai potuto essere sufficiente un tale banale lieto fine conseguito unicamente perché aveva puntato i piedi con lui? Nel frattempo la nostra Elettra attanagliata dai sensi di colpa si concedeva un drink di troppo per non pensare e fece così ritorno a casa lasciando l’amica in quelle che sembravano essere ottime mani.

Il giorno seguente, Morgana si ridestò con un certo senso di inadeguatezza presso la casa del suo amante, come se quella situazione non le appartenesse davvero e nonostante vi fosse uno splendido albero di Natale a maggio che le riempiva il cuore di gioia, essendo la sua festività prediletta, non riusciva ugualmente a trovare pace. Fu solo quando scorse il volto  della fedele amica in un bar che il suo equilibrio interiore si ridestò ed esse, dopo circa tre litri di caffè e cappuccino, si diressero verso il loro tour de force, munite di tacchi, occhiali da sole e un hangover di troppo.

Nonostante la stanchezza le atterrisse, disquisirono a lungo di tutte le costanti caratterizzanti le loro affannate esistenze, consolidarono la loro amicizia e quella notte, contro ogni previsione e logica, scattò il primo bacio, forse per scherzo, magari per desiderio, non lo compresi mai. Fecero schiantare un gruppo di ciclisti intenti ad osservare con fare molesto quello che rappresentava in realtà un casto bacio.

Più che mai confuse, ma sempre legate si avviarono verso un altro bar dove incontrarono l’amante di Morgana e altri minus habens che lui definiva amici. Morgana, più che mai infastidita dal contegno dell’uomo decise di inviargli un nuovo messaggio di rottura. Fu così che quella notte, una volta rincasate, le nostre due donne intente a chiacchierare mentre il sole sorgeva e in trepidante attesa che una delle due facesse la prima mossa cedettero ai loro impulsi e si diedero un altro bacio.

Elettra, più esperta e di mentalità  decisamente più aperta, temette l’amica si sarebbe ritratta in un mutismo selettivo l’indomani, se non addirittura facesse i bagagli e optasse per andarsene talmente era paranoica e avvezza ai sensi di colpa ma ella stupì l’amica e si dimostrò essere serena. Trascorsero una giornata splendida guardando film horror e divorando sushi senza mai sollevarsi dal divano, abbracciate e unite più che mai da un sentimento che stavano scoperchiando insieme.

Il giorno seguente iniziarono le lacrime amare: quel dì avrebbe messo a dura prova la più tenace tra le donne: Morgana avrebbe dovuto incontrare l’amante per parlare ed Elettra, per quanto non lo ammettè mai, ne era intimidita. Con l’aiuto di un’amica chiarirono ciò che rappresentavano e avrebbero voluto essere: una coppia, per quanto la distanza le sovrastasse e facesse soffrire. Morgana era talmente impaziente di rivedere Elettra e l’amica che non perse che pochi minuti in compagnia dell’ex amante, gli comunicò le sue nuove mire, gli restituì la felpa e corse indietro domandandosi perchè avesse perso del prezioso tempo in compagnia di un uomo simile, quando due persone che le volevano veramente bene bramavano per il suo ritorno.

Quella notte trascorse più o meno così: tra lacrime, un autografo richiesto a Morgana da un pazzo, risate sincere e un grande senso di protezione che avvolgeva tutte e tre le donne. Si trovavano all’interno di un manto ovattato. L’indomani sarebbero dovute ripartire con somma disperazione da parte di entrambe, Morgana russava , ma Elettra le rubava le coperte eppure formavano il più perfetto tra i connubi. La partenza era ormai alle porte, un bacio fugace e nulla più.

Questa vicenda narra la storia di due donne che si recarono a Roma per vedere i rispettivi frequentati, ma che si invaghirono l’una dell’altra. Che dire, sarà stata l’atmosfera magica romana o forse erano predestinate e fino a quel giorno la sorte si era beffata di loro?

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