Amnistia e Indulto Ultime Notizie: Ventiduenne suicida a Regina Coeli

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Ancora casi di suicidio nelle carceri italiane, casi sempre più gravi che rendono ancora più urgenti temi come amnistia e indulto. Questa volta il triste epilogo è toccato ad un ragazzo 22enne detentuto a Regina Coeli e da poco evaso da una Rems (residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza). Il ragazzo si è impiccato con un lenzuolo, dopo averlo legato alle sbarre della finestra del bagno.

Valerio e la sua lettera d’addio

Si chiamava Valerio, ventidue anni e un peso troppo grande da portare. Si era messo nei guai, e ora scontava la pena in una Rems, una clinica che però è in tutto e per tutto un penitenziario. Tutta la sua stanchezza e il suo dolore trapelano dalla lettera che qualce giorno prima di uccidersi ha inviato a suo fratello. Parole dure, piene di sofferenza, ma anche semplici, come i pensieri semplici che può avere un ragazzo di soli 22 anni. Un pensiero all’amore perduto, uno alla quotidianità sempre più pesante. Sua madre, tramite l’associazione Antigone, ha voluto mostrare la lettera del figlio, una lettera che testimonia tutta la difficoltà a vivere in un posto come il carcere e la Rems. “Voglio andarmene per sempre” queste le sue parole che suonano ancora più dure ora che se n’è andato davvero.

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Le dichiarazioni di Gonnella e Cecconi

Il presidente dell’associazione Antigone, Patrizio Gonnella e Stefano Cecconi della campaga Stop Opg, si strovano d’accordo nell’affermare che dalla lettera emergono chiaramente i problemi e le difficoltà del ragazzo, che doveva pertanto essere affidato a strutture sanitarie, in grado di aiutarlo: “Dopo aver letto questa lettera, dobbiamo ribadire che il punto non riguarda la prevenzione dei suicidi in carcere. Non dobbiamo interrogarci se fosse giusto che quel ragazzo avesse in cella con sé le lenzuola o altri oggetti che avrebbe potuto utilizzare per togliersi la vita. Il punto è che persone, ancor più così giovani, con problematiche di questo tipo, devono essere affidate al sostegno medico, sociale, psicologico dei servizi delle Asl territoriali e non messe dietro le sbarre di una cella. Non possiamo trattare persone con problemi di salute come se fossero dei criminali pericolosi. Dobbiamo quindi interrogarci sul perché questo non sia avvenuto. Dobbiamo farlo affinché casi come questo del ventiduenne non tornino a ripetersi”

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