Amnistia e Indulto, Ultime Notizie di oggi (8 maggio 2017)

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Ancora poche novità in tema di amnistia e indulto, i due provvedimenti di clemenza promossi quotidianamente dal Partito Radicale. Le notizie che ci arrivano dalle carceri, però, restano numerose e interessanti. Alcune riguardano le iniziative che alcuni penitenziari cercano di attuare per un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione carceraria; altre invece, tornano a parlarci ancora dei problemi del sovraffollamento. Vediamo alcune notize aggiornate ad oggi.

SARDEGNA: CARCERI E SOVRAFFOLLAMENTO

Il grave problema del sovraffollamento, purtroppo presente in tutta Italia, affligge anche gli istituti penitenziari della Sardegna. I numeri purtroppo parlano chiaro: nel carcere di Cagliari, ad esempio, ci sono 642 detenuti dove invece dovrebbero essercene un massimo di 567. Stessa cosa succede nel carcere di Sassari, dove il numero dei detenuti supera di gran lunga la capienza massima dell’Istituto.
A lanciare un primo allarme è stata  Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”. Il sovraffollamento (con tutto quello che ne consegue), ad ogni modo, non è l’unico problema delle carceri sarde, che hanno difficoltà anche per quanto riguarda reinserimento e piani di lavoro.

PADOVA, INIZIATIVE IN CARCERE: RAPPRESENTANZA DETENUTI

Seguendo la scia del carcere di Bollate (Milano), uno dei pochi istituti che dovrebbero far da modello a tutte le carceri italiane, anche il penitenziario di Padova si appresta a portare avanti l’iniziativa di eleggere una rappresentanza dei detenuti, ossia una sorta di sindacato.
“Creare questo organismo è stato un passaggio di grandissima civiltà, perché in tutte le convivenze, soprattutto in quelle coatte, prevale chi ha più carisma, cosa che in carcere può avere ricadute perverse”.
Con queste parole, Lucia Castellano, dirigente generale dell’esecuzione penale esterna del Dipartimento giustizia minorile e di comunità, spiega il grande passo in avanti compiuto. La Castellano inoltre aggiunge: “Aver fatto sì che i rappresentanti siano scelti direttamente dai detenuti, ha fatto emergere il sommerso di quelli che erano più colti e quindi parlavano al comandante o facevano la spia, creando situazioni spiacevoli. Abbiamo legalizzato dunque pratiche sommerse”.