Elezioni in Turchia: vince Erdogan tra le accuse di brogli

Le elezioni di ieri prolungano il mandato del presidente turco e ne aumentano i poteri

I risultati: numeri e fatti

Anche se i dati ufficiali verranno resi noti solo venerdì, i risultati delle consultazioni di ieri in Turchia sembrano non lasciare dubbi: l’agenzia di stampa ufficiale Anadolu ha infatti reso noto che, con 99% dei voti scrutinati, la coalizione conservatrice del presidente in carica si è aggiudicata il 52% delle preferenze. Il primo partito di opposizione del leader Muharrem Ince si ferma invece al 31%.

Anche il partito pro-curdo di sinistra supera la soglia di sbarramento del 10% con il 12% dei voti e 67 seggi, un risultato che è stato celebrato come un vittoria nelle province a maggioranza curda, soprattutto considerate le circostanze: non solo molti seggi regionali sono stati soppressi o spostati a diversi chilometri di distanza, ufficialmente per ragioni di sicurezza, ma il leader del partito pro-curdo HDP, Selahattin Demirtas, ha coordinato l’intera campagna elettorale dal carcere di massima sicurezza in cui si trova con l’accusa di terrorismo.

Nonostante l’opposizione non abbia ancora ammesso ufficialmente la sconfitta, il presidente Erdogan si è già affacciato durante la notte dal balcone della sede del suo partito dichiarando la vittoria di Alleanza Popolare, una coalizione che unisce AKP, il partito del presidente, e MHP, un partito iper-conservatore e nazionalista.

Ci sono state irregolarità?

Le elezioni si sono svolte in un clima relativamente tranquillo e hanno visto una spettacolare affluenza dell’87% degli aventi diritto. Ciononostante, ci sono state diverse contestazioni: nel Paese che è diventato una delle più grandi carceri per giornalisti al mondo, molti media hanno denunciato l’impossibilità di poter offrire resoconti imparziali da alcune regioni. Alcuni osservatori internazionali inoltre sono stati fermati all’aeroporto e costretti ad abbandonare immediatamente il Paese.

Quanto potere ha Erdogan?

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L’appuntamento di ieri univa elezioni presidenziali e parlamentari e aveva, negli intenti del presidente, lo scopo di rendere effettive le modifiche costituzionali stabilite dal referendum dell’aprile 2017. Ciò significa che, non solo Erdogan è ora rieleggibile e potenzialmente in grado di prolungare il suo mandato fino al 2028, ma che il suo potere personale sarà molto più ampio e diretto. Il nuovo ordinamento prevede per esempio:

  • L’eliminazione della carica di primo ministro, concentrando il potere nelle mani del presidente
  • Il potere per il presidente di incaricare direttamente ministri e altri funzionari statali
  • La possibilità per Erdogan di nominare direttamente i giudici
  • Il potere per il presidente di emanare decreti legge e dichiarare lo stato di emergenza (al momento in vigore in Turchia dal colpo di stato del 2016)

Erdogan ha ricoperto la carica di primo ministro per 11 anni prima di diventare presidente nel 2014. I buoni risultati sul piano economico e gli investimenti su quello sociale gli hanno assicurato negli ultimi anni un grande supporto popolare, anche se i risultati delle elezioni di ieri non erano così scontati.

La deriva autoritaria e antidemocratica del Paese non piace a tutti: il maggiore partito di opposizione è infatti uscito rafforzato dalle ultime elezioni, riempiendo le piazze durante i comizi pre-elettorali degli ultimi mesi e facendo perdere all’AKP alcuni punti percentuali, ma senza riuscire a scalfirne realmente il potere.