Eutanasia e Suicidio Assistito: Differenze, Norme e Reati

La morte di Dj Fabo ha innescato una serie di polemiche sulla pratica del suicidio assistito, spesso confuso con l’eutanasia

Il biotestamento

Esiste una legge sul “testamento biologico” approvata in Senato il 14 dicembre 17 e intitolata Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). Questa norma n. 219, composta da 8 articoli, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 16 gennaio 2018 ed è entrata in vigore il 31 gennaio dello stesso anno.

Essa stabilisce la possibilità di “esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari”. Ciò consente a una persona maggiorenne capace di intendere e di volere di disporre, “in previsione di un’eventuale futura capacità di autodeterminarsi”, la propria volontà.

Oltremodo la legge, che s’ispira alla Costituzione e alla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, tutela il “diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione della persona” e stabilisce “che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata”

Dunque, il cosiddetto “consenso informato” garantisce la possibilità di decidere sulle proprie cure e implica diritto di “rifiutare, in tutto o in parte, qualsiasi trattamento sanitario”, compresi la nutrizione e l’idratazione artificiale.

Altri punti non meno importanti e altrettanto ribaditi nella legge sono il divieto di “ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure, in caso di pazienti in imminenza di morte” e il ricorso alla sedazione profonda, in accordo con il paziente.

Le relative Disposizioni Anticipate di Trattamento possono essere redatte in forma scritta a mano, al computer oppure registrata. Infine devono essere firmate davanti a un notaio o a un pubblico ufficiale, e inserite nel fascicolo medico elettronico della Regione di appartenenza.

In cosa consiste la “sedazione profonda”? Come si legge sul sito dell’Associazione Luca Coscioni, la sedazione palliativa continua profonda ha il solo scopo di ridurre o abolire la percezione del dolore provato dalla persona. Tecnicamente, la persona viene addormentata continuando a respirare autonomamente fino alla probabile perdita di coscienza, che può essere indotta fino al decesso naturale.

Questa sedazione viene effettuata mediante infusione continua di un farmaco che consente di ottenere una riduzione intenzionale della vigilanza ed è praticata in accordo con il paziente da un medico anestesista.

 

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