Year in Review 2016 su Facebook: come funziona?

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Si avvicina la fine dell’anno anche per i social network, Facebook non poteva di certo esimersi dall’incorniciare quanto accaduto in questo 2016, attraverso un video personalizzabile da ogni iscritto. “Year in Review, ossia “L’anno in breve“, è un tool che dal 2012 invade le bacheche dei profili di ogni singolo utente, che ogni anno può scegliere dieci foto per riassumere l’anno appena trascorso.

A scegliere la rosa delle immagini selezionabili, è un algoritmo che pesca a caso tra i mesi precedenti alcuni momenti del nostro vissuto, selezionando quelle che hanno ricevuto il più alto numero di like, commenti o condivisioni. In passato l’azienda di Mark Zuckerberg era stata duramente criticata per la crudeltà di questa funzione, in particolare il noto web designer americano Eric Meyer, a pochi mesi dalla perdita della figlia, aveva espresso la propria volontà di non voler rivivere alcuni suoi tragici momenti personali.

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“Questa crudeltà algoritmica involontaria aveva scritto l’uomo – è il risultato di un codice che funziona nella stragrande maggioranza dei casi, ricordando alla gente dei momenti meravigliosi, mostrando i loro selfie ad una festa o durante le loro vacanze. Ma quelli di noi che hanno vissuto la morte di persone care, o speso tempo in ospedale, o sono stati colpiti da un divorzio o dalla perdita di un lavoro o da una qualsiasi delle centinaia di crisi, non possono desiderare un altro sguardo a questo anno passato”.

A lui si sono uniti tantissimi utenti, soprattutto quelli nostalgici, che non apprezzano l’invadenza di tale iniziativa, anche se bisogna di certo sottolineare che sia la realizzazione che la condivisione del video non sono obbligatorie ed, in fondo, la si può considerare come una semplice opzione.

Year in review 2016, come si fa a creare il proprio Video su Facebook?

Scritto da Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica e spettatore interessato di tutto ciò che è intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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