Femministe: recensione del documentario Netflix

Il documentario per la continua necessità di cambiamento è disponibile su Netflix.

Femministe netflix

 

Necessità di cambiamento, continua necessità di cambiamento, ecco ciò di cui ogni epoca avrebbe bisogno.

“Combattere per rimanere fedele a me stessa“; “L’enorme energia di quei giorni, avevamo la sensazione di giocarci tutto”; “La nascita del movimento delle donne è stata una parte della nostra personificazione, del nostro rivendicare un potere“; “Siamo uscite nello stesso momento

Queste le frasi più significative che aprono il sipario sul documentario Femministe: ritratti di un’epoca. Cosa aspettarci da questo spettacolo? Ve lo racconto.

La prima cosa che mi ha colpito è il fatto che il cortometraggio sia basato su un libro di fotografie di sole donne, intitolato “Emergence”, emergenza. L’emergenza di scappare a gambe levate da un destino di economia domestica, di doveri e mai di onori, di sudditanza e mai di sovranità rispetto a un uomo amato, scelto, a volte, per obbligo e non per amore vero.

Cynthia MacAdams è stata lungimirante quando, nel 1977, ha creato il suo libro. E la regista Demetrakas ha messo sullo schermo la vera emergenza di quei tempi, ossia la diversità tra uomo e donna.

Tutte le donne che prendono parte a questo documentario hanno un denominatore comune: l’obbligo a un unico destino. Fortunatamente, diventando femministe, vanno contro a ciò che è sottinteso per loro e combattono  fortemente per vincere l’inquietudine e l’inadeguatezza ai quali sono costantemente sottoposte.

La vita che si prospetta loro è fare le mogli, madri e buone manager casalinghe. Tutti ruoli che a una donna vengono già perfettamente, senza essere obbligate o insignite. Le femministe di quei tempi hanno lottato per l’uguaglianza.

Il racconto di Jane Fonda

Mi ha colpito il racconto dell’attrice Jane Fonda quando ricorda, con gli occhi lucidi di lacrime, una foto con la sua famiglia: tutti in posa impostata, con sorrisi obbligati, senza desiderio di aggregazione, semplicemente indotti a far vedere che all’interno del nucleo famigliare tutto fosse perfetto per i canoni statunitensi.

La sua mamma, dopo soli cinque mesi da quella foto, si suicidò. Ecco la disperazione di una donna soggiogata dalla supremazia del suo uomo, dalla riverenza sfociata in infelicità, dall’obbligo di annuire anche quando la risposta voleva essere “No”.

Femministe: una sensazione di prigionia

Nel documentario Judi Chicago racconta di aver fondato un’accademia creativa per sole donne chiamata WomanHouse, in cui ha installato manichini di donne inglobate nei mobili. Ciò per far capire come il genere femminile si sentisse imprigionato nella gestione famigliare delle quattro mura domestiche, senza lo spiraglio di un miglioramento di destino.

Il Futuro

Che ne sarà di noi, donne con la “strada spianata” da donne determinate, desiderose di far valere i propri diritti senza vergogna, ma con tanta paura di essere additate come sovversive. Donne che sono riuscite a dire “No” a un sistema maschilista e fondata sulla supremazia di genere.

La storia ci insegna che dobbiamo far ancora tanto, e sono certa che lo faremo. Per adesso non ci resta che ringraziare infinitamente le migliaia di donne che hanno lottato per noi!

Netflix – Femministe: Ritratti di un’Epoca, Trailer e Trama

 

Scritto da Silvia Pavan

Moglie e mamma. Mi piace scrivere di qualsiasi cosa, non ho un genere preciso. Anzi no, non mi piace scrivere di politica e televisione.
Corro regolarmente tre volte a settimana perché mi piace mangiare e bere bene.

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