Le cinque migliori frasi di Philip Roth: lo scrittore americano morto oggi

Oggi ci ha lasciato Philip Roth, lo scrittore americano in rotta con gli accademismi viene ricordato da noi tramite cinque frasi emblematiche della sua personalità

Migliori Frasi Philip Roth

Philip Roth, riconosciuto tra i più celebri scrittori contemporanei, si è spento all’età di 85 anni, a New York, in seguito ad un’insufficienza cardiaca.

L’autore, apprezzato dal mondo intero per i suoi romanzi colmi di riflessioni e verità sulla società, sull’identità sociale ed individuale, sulla famiglia, sul sesso, sulla vita; celebre per il litigio con Wikipedia e per essersi più che meritato un mai vinto premio Nobel, aveva già da tempo deciso di appendere la penna al chiodo.

Morto Philip Roth: le sue frasi

Oggi noi abbiamo deciso di ricordare chi era Philip Roth proprio attraverso le sue parole:

“Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile.”

da Operazione Shylock

“L’unica ossessione che vogliono tutti: l'”amore”. Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l’amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due. Quella ragazza era un corpo estraneo introdotto nella tua interezza. E per un anno e mezzo tu hai lottato per incorporarlo. Ma non sarai mai intero finché non l’avrai espulso. O te ne sbarazzi o lo incorpori con un’autodistorsione. Ed è quello che hai fatto e che ti ha ridotto alla disperazione.”

da Animale morente

“Lo scrittore americano che cerchi di capire, descrivere, e rendere credibile la realtà americana della metà del XX secolo, ha davanti a sé un compito insormontabile. Questa realtà lascia sbalorditi, dà la nausea, fa infuriare, e per finire mette non poco in imbarazzo la nostra misera immaginazione. L’attualità non fa che superare il nostro talento, e quasi ogni giorno tira fuori figure che farebbero l’invidia di qualunque romanziere.”

da La Lettura, suppl. del Corriere della Sera, 3 settembre 2017

“Ho 78 anni. Non so niente dell’America di oggi. La vedo in tv, ma non ci vivo più.”

da Les inRocks, 2012

“Oggi, ogni tanto, voltandomi indietro, ripenso alla mia vita come un lungo discorso che ho ascoltato. La retorica a volte è originale, a volte piacevole, a volte inconsistente (il discorso dell’incognito) a volte maniacale, a volte pratica, a volte come l’improvvisa puntura di un ago, e io l’ascolto da tempo immemorabile: come pensare, come non pensare; come comportarsi, come non comportarsi; chi detestare e chi ammirare; cos’abbracciare e quando scappare; cos’è entusiasmante, cos’è massacrante, cos’è lodevole, cos’è superficiale, cos’è sinistro, cos’è schifoso, e come restare un’anima pura. Si direbbe che parlare con me non sia un ostacolo per nessuno. Questa forse è una conseguenza del mio essere andato in giro per anni con l’aria di chi aveva un gran bisogno che qualcuno gli rivolgesse la parola. Ma qualunque ne sia la ragione, il libro della mia vita è un libro di voci. Quando mi chiedo come sono arrivato dove sono, la risposta mi sorprende: “Ascoltando”.”

 da Ho sposato un comunista

Scritto da Irene Arangio

Faentina importata a Bologna per ragioni di studio, di vita e di cuore.
Laureata all'Accademia di Belle Arti di Ravenna.
Aspirante artista, appassionata di cultura in ogni sua forma e scienze dell'educazione.
La pedagogia ci salverà tutti, prima o poi.

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