Passaporto e visto per viaggiare nel Regno Unito: cosa cambia dopo Brexit

Boris Johnson si dimette

In piena campagna elettorale, i Conservatori britannici hanno proposto un pacchetto di riforme per un eventuale post-Brexit, specialmente in materia di immigrazione e di ingresso nel Regno Unito.

La misura che ha fatto più discutere riguarda l’introduzione di visti turistici sul modello dell’ESTA americano. Secondo quanto affermato in campagna elettorale, non sarà più accettata la carta d’identità nazionale (per i cittadini UE) e bisognerà far richiesta di visto turistico per tre mesi alle autorità. L’assenso dovrà arrivare almeno tre giorni prima della partenza, altrimenti si rischierebbe di essere respinti alla dogana.

Visto per il Regno Unito: problemi per turisti e pendolari

La misura, sicuramente condivisa da parte dell’elettorato conservatore, soprattutto dopo il nuovo attentato a Londra, rischia di bloccare il flusso di turisti, studenti e di lavoratori che ogni anno si muove verso la Gran Bretagna, e Londra in particolare.

A rischio anche l’efficienza dei treni per Londra che viaggiano sotto la Manica, i pendolari sarebbero colpiti da questa misura in maniera molto forte. A quanto pare, l’accesso al Regno Unito potrebbe essere interdetto anche a condannati per alcuni specifici reati, anche se non è stato ancora specificato quali.

La ministra dell’Interno ha così commentato la proposta di legge:

A causa delle leggi Ue, oggi droghe e armi entrano nel nostro Paese dall’Europa, aumentando violenze e dipendenze. Dopo la Brexit i nostri confini saranno molto più solidi e avremo più sicurezza

Cosa succederà dopo le elezioni del 12 Dicembre

Se i Conservatori dovessero vincere le elezioni, ottenendo la maggioranza assoluta in Parlamento, potrebbe passare la cosiddetta Hard Brexit e – da quel momento – Il Regno Unito passerebbe per un anno di periodo transitorio, così come richiesto dai trattati. Se questo scadrà il 31 Dicembre 2020, tali misure saranno effettive nel 2021.

Questa non sarà l’unica misura proposta: per chi si muove nel Regno Unito a scopo lavorativo, potrebbe essere previsto (così come richiesto da Boris Johnson) un sistema a punti sullo stile “australiano”. È ancora, però, tutto da vedere e tali dichiarazioni potrebbero essere un classico spot elettorale securitario, ma non è chiaro quali saranno gli scenari futuri.

Napoletano di nascita, attualmente vivo a Roma. Giornalista pubblicista, mi definisco idealista e sognatore studente di Storia presso l'Università di Roma Tor Vergata. Osservatore silenzioso e spesso pedante della società attuale. Scrivo di ciò che mi interessa: principalmente politica, cinema e temi sociali.

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