Silvia Mezzanotte in Tour: quando le giuste canzoni incoronano una voce regina

La maturazione di un’interprete di razza, che ha fatto della classe e dell’eleganza il proprio metro di misura. Il 23 luglio grande protagonista a Torino del ‘#Parco Dora Live.

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E’ un’estate ricca di concerti per Silvia Mezzanotte, una delle voci più belle del panorama discografico italiano, impegnata il prossimo 23 luglio al prestigioso Festival nazionale #Parco Dora Live di Torino con uno spettacolo acustico dal titolo ‘Regine’, durante il quale renderà omaggio alle grandi voci femminili protagoniste sia della canzone italiana che di quella internazionale.

L’artista emiliana, che lo scorso maggio ha lanciato il suo ultimo singolo “Lasciarmi andare”, proseguirà il suo ‘Summer Tour’ nelle piazze italiane passando il prossimo 30 luglio da Formignana (FE), il 13 agosto da Montesano sulla Marcellana (SA), il 14 agosto da Rotondella (MT), il 16 agosto da Villa Santo Stefano (FR), il 18 agosto da San Giovanni a Piro (SA), il 26 agosto da Chiaiamari (FR) e l’8 settembre da Castelmauro (CB). Altre date verranno comunicate nelle prossime settimane, tutte disponibili sul sito ColorSound.com. Abbiamo raggiunto telefonicamente la cantante, che ci ha raccontato le sue emozioni in merito a questo atteso ritorno sul palco, dopo l’addio ai Matia Bazar e la vittoria dell’ultima edizione di ‘Tale & quale show”.

Ciao Silvia, se dovessi fare una sorta di biglietto da visita, come descriveresti questo spettacolo?
“Lo definirei come il mio viaggio musicale, dove propongo e racconto tutta me stessa, cercando di coinvolgere il più possibile il pubblico. In molti mi conosco per i Matia Bazar o per la mia partecipazione a ‘Tale & quale’, nel corso di questi concerti racconto anche tutto il resto. In ogni canzone mi metto completamente a nudo, canto e mi espongo con la volontà di esprimermi nella maniera più intima possibile. Ogni volta che salgo su un palco mi rimetto in gioco e in discussione, senza mai dare niente per scontato e credo che questo la gente lo percepisca con chiarezza. Essere se stessi è sempre la scelta più coerente che possiamo adottare, solo così chi abbiamo davanti può riconoscersi o meno in quello che siamo e facciamo”.

Stai portando in giro due tipi di spettacoli differenti: uno acustico intitolato “Regine”, in occasione dei Festival e delle rassegne musicali più prestigiose, e l’altro che è un vero e proprio tour estivo per le piazze del Paese. Due facce della stessa medaglia?
“Assolutamente si, io sono sempre la stessa ma mi vesto di atmosfere differenti, mi piace pensare che in uno indosso un abbigliamento più rockettaro, tipo un giubbotto di pelle, nell’altro un lungo abito da sera. Naturalmente io sono sempre la stessa, ma vado a proporre due spettacoli diversi a seconda del pubblico, che nel caso di ‘Regine’ ha un approccio più teatrale, un silenzio e un’attenzione assoluta, cosa che nelle piazze non ci può essere, in questo caso le persone hanno bisogno di essere trascinate da emozioni e suoni forti”.

Quali sorprese hai in serbo per il pubblico che verrà ad ascoltarti?
“Ci sono alcuni brani che io amo definire chicche e che ho deciso di portare con me in entrambi gli spettacoli, andando controcorrente, perché si tende sempre a portare in giro canzoni più conosciute che si possano cantare, mentre in questi casi ho preferito proporre anche qualcosa di più ricercato che possa emozionare. Nel ‘Summer tour’ ho deciso di interpretare dei pezzi forse un po’ ostici per il pubblico di piazza, mi riferisco a ‘La sua figura’ di Giuni Russo e ‘Col tempo imparerò’ di Mia Martini. Certo, avrei potuto fare ‘Un’estate al mare’ o ‘Almeno tu nell’universo’, ma non avrei ottenuto lo stesso risultato. Ho preferito eseguire due pezzi di cui mi sento portatrice, che la gente non conosce e che per me sono due autentiche perle, che meritano assolutamente di essere ascoltate con la giusta attenzione”.

Altro brano che non mancherà di emozionare è l’Ave Maria’ di Gounod nella versione di Noa, con il testo scritto in italiano da te. Qual è il tuo rapporto con la Fede?
“Sono nata e cresciuta in una famiglia laica, la spiritualità è un valore che ho scoperto da sola e che nessuno mi ha insegnato o tramandato, non l’ho mai condivisa con i miei genitori, ma devo dire che mi hanno sempre lasciata molto libera di decidere quella che fosse la mia strada. Questa mia condizione, in realtà, mi ha sempre fatto guardare con un occhio di rispetto sia chi crede sia chi non crede, senza mai scivolare nel proselitismo. Nella mia vita sono caduta un milione di volte e mi sono sempre rialzata, grazie soprattutto a questa Fede innata. Non credo di essere nella condizione di insegnare niente a nessuno, bensì di condividere la mia esperienza, perché credo che una preghiera non possa far male a nessuno, qualunque sia il Credo che ognuno di noi ha o non ha”. 

In una recente intervista, il tuo illustre collega Francesco Baccini mi ha dichiarato: “La capacità di un artista si misura dal vivo, il supporto è solo un prodotto commerciale nato negli anni ’40 per far girare l’economia”. Qual è il tuo pensiero a riguardo?
“Beh, nel live ci metti davvero tutto ed è il termometro che misura quelle che sono le tue abilità interpretative e canore, penso però che la grandezza di un artista sia anche quella di riuscire a far passare la propria emozione anche attraverso il famoso supporto di cui parliamo. Quindi, sono parzialmente d’accordo con Francesco, con il quale in passato ho avuto il piacere di collaborare. La famosa frase ‘è colpa di Andreotti’ sono io a gridarla, svegliata nel cuore della notte per fare soltanto quello. Scherzi a parte, ho un bellissimo ricordo di quell’esperienza”.

In che modo sei riuscita a mettere insieme, quasi come in una sorta di compromesso storico, le tue canzoni da solista, quelle realizzate con i Matia Bazar e le cover di altri artisti? Qual è il segreto per realizzare la “scaletta perfetta”?
“Mi metto sempre nei panni di chi mi viene ad ascoltare e, per questa ragione, cerco di costruire uno spettacolo fruibile e che non produca momenti di noia. Tanto per cominciare, cerco di non mettere una dietro l’altra canzoni simili tra loro, piuttosto le alterno dal punto di vista della popolarità ma anche a seconda del ritmo, cercando di mantenere sempre viva l’attenzione del pubblico”.

Per concludere, qual è il complimento più bello che hai ricevuto riguardo lo show che stai presentando in giro per l’Italia?
“In assoluto, sono felice quando riscontro che i brani meno conosciuti ottengono i maggiori consensi da parte del pubblico. Quando a fine concerto mi vengono a dire che hanno particolarmente apprezzato brani come ‘La sua figura’ o ‘Col tempo imparerò’, beh… sento che ho vinto, perché ho raggiunto quello che era il mio obiettivo. Mi gratifica molto, perché mi sento portatrice di un messaggio più grande, che alla gente non era arrivato perché non è passato attraverso i media e i canali d’informazione. Negli ultimi anni la superficialità è diventata una problematica dilagante, soprattuto nei confronti dei giovani, si è persa la giusta importanza che merita la sostanza. Il viaggio che faccio insieme a chi mi viene ad ascoltare, invece, è di tutt’altro tipo, più intimo e difficile da condurre. Questo mi inorgoglisce più di qualsiasi ‘sei stata brava’!”.

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica e spettatore interessato di tutto ciò che è intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.