Carabinieri arrestati per prove false contro migrante: “Ora Renzi non c’è più”

Il 37enne ghanese era stato accusato di terrorismo e detenzione illegale di armi.

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Avevano architettato un piano diabolico per ottenere un encomio dall’Arma. Vittima della vicenda è Osman, 37enne di origine ghanese, incastrato da tre carabinieri della Compagnia di Giugliano, in provincia di Napoli. L’inchiesta, nata da una segnalazione della Finanza ai carabinieri, ha portato all’arresto dei tre militari. I marescialli e l’appuntato sono stati subito sospesi dall’Arma dei carabinieri.

Tra i reati contestati quello di falso ideologico, calunnia, detenzione e porto illegale di armi clandestine.

La vicenda

Il fatto è avvenuto lunedì scorso. Dopo aver pianificato tutto nei minimi dettagli, i tre carabinieri sono entrati in azione. Durante i controlli dell’abitazione del ghanese, i militari avevano nascosto nello sgabuzzino le armi incriminate e vario materiale legato alla jihad e al martirio. Espedienti creati ad hoc che hanno portato all’arresto del 37enne.

Però il ghanese è stato immediatamente rilasciato dal giudice che non ha convalidato il fermo. Motivo? I dubbi che aleggiano intorno alla dinamica dei fatti e confermati da un filone di indagine coordinato dalla Procura Napoli Nord, diretta dal procuratore Francesco Greco.

Il racconto di Osman

È finita, è finita, è finita! Devi morire in galera. Tu sei musulmano. Ora Renzi non ci sta più. È arrivato Salvini, ti devo fare un c… così”: questo il racconto agghiacciante di Osman che, in un’intervista rilasciata a “Repubblica”, ripercorre il suo incubo.
In fase di preparazione la denuncia che la vittima del falso arresto e i suoi tre amici David, Said e Zacaria presenteranno presto alla procura di Napoli Nord contro i tre carabinieri, due sottufficiali e un appuntato, portati nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.
“Hanno scassato tutta la casa con una mazza – spiega Osman – me li sono visti addosso all’improvviso e mi hanno portato dietro l’abitazione dove hanno fatto finta di ritrovare una pistola. Hanno cominciato a inveire contro di me. “Ma quella pistola non è mia l’avete messa voi”, gli ho detto. Ho cercato di urlare. Di fronte a noi abita un maresciallo e così ho cominciato a chiamarlo ad alta voce. Ma loro mi hanno bloccato”.

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