Limite Contanti: Perchè l’idea di Salvini è di destra?

“Fosse per me non porrei nessun limite al contante” ha dichiarato Matteo Salvini, scavalcando le sue competenze da Ministro dell’Interno.

contante

C’è da ammetterlo: il neo ministro degli Interni Matteo Salvini continua a parlare e a far parlare di sé, tanto che la legislatura appena iniziata sembra già durare da un pezzo. Questa volta, però, non si tratta di una disposizione data in virtù del potere attribuitogli dal ruolo.

Innanzitutto perché egli non ricopre la carica di Ministro dell’Economia e delle Finanze. Ma soprattutto perché questa idea, non rientrando nel “contratto del cambiamento” siglato dalle due forze politiche al governo (Movimento 5 Stelle e Lega), appare più come una personale convinzione data strategicamente in pasto ai media.

E così, snocciolando la questione, il ministro Salvini, nella sua uscita, parla di non voler porre nessun limite al contante, sottolineando indirettamente un netto distacco dalle scelte politiche dei governi precedenti, che avevano tutti contribuito, con soglie diverse, a fissare un tetto ai pagamenti in contante.

Limite al contante: la scuola si divide

Quella del contante, comunque, è un’antica questione che spesso ha diviso la dottrina in materia. Una parte della scuola, più tradizionalmente di sinistra, ritiene che debba essere posto un tetto massimo per i pagamenti in contante in modo tale da combattere l’evasione fiscale e garantire maggiore tracciabilità. In questo modo si potrebbe ridurre di molto l’economia sommersa e tutto ciò che è legato alla corruzione e alla criminalità.

La scuola di destra, invece, tipicamente liberale e liberista, e dunque già per sua natura ostile alle limitazioni, crede che un aumento del contante determini inevitabilmente un aumento dei consumi.

Secondo questa visione, le persone, avendo a disposizione più contante, tenderebbero a consumare di più, producendo un aumento del PIL e del benessere di una economia.

Una sola certezza

All’interno delle differenti visioni e delle rispettive convinzioni c’è, però, una grande certezza: l’Italia resta molto indietro, rispetto ai Paesi Europei, nell’affermazione e nella diffusione dei pagamenti elettronici e dei servizi digitali. Il resto d’Europa sta investendo verso un futuro senza contante e sempre più Paesi stanno cercando di limitarne l’uso adottando strumenti che agiscano in tal senso. I Paesi scandinavi, l’Inghilterra, il Belgio, l’Olanda sono soltanto alcuni degli attori che meglio stanno preparando culturalmente la propria popolazione.

Ecco perché le parole del ministro Salvini, anche se del tutto legittime e rientranti in uno degli schieramenti qui analizzati, appaiono quanto meno in controtendenza con il progresso in atto e suonano, forse, come un campanello d’allarme per chi guarda all’Italia come parte integrante di un progetto comune di Unione Europea, che prosegue compatto in una sola direzione.

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