È possibile un’agricoltura sociale? Ecco le associazioni che ci credono

Il contributo dell’agricoltura sociale per uno sviluppo equo e responsabile a partire dalle comunità locali.

Agricoltura sostenibile

Nell’ultimo secolo, le forme di industrializzazione dell’agricoltura hanno favorito un aumento significativo delle produzioni e una profonda trasformazione nelle modalità di distribuzione e di consumo degli alimenti. Hanno altresì permesso il superamento delle estreme condizioni di povertà in cui versavano le campagne.

Peccato però che questo idealizzato “progresso-benessere” è stato sostenuto a spese della vita del pianeta ed il prezzo è stato caro.

Difendere l’ecosistema abolendo pratiche scorrette

Il considerevole utilizzo di sostanze chimiche, il consistente ricorso alla selezione genetica, agli allevamenti intensivi, alla meccanizzazione agricola e un eccessivo consumo energetico, hanno provocato un indebolimento degli ecosistemi e uno squilibrio ambientale del pianeta.

Se questo tipo di agricoltura ha rappresentato il passato e caratterizza ancora una gran parte del presente, si può ritenere che proprio l’agricoltura, oggi, possa svolgere un ruolo fondamentale nella difesa degli ecosistemi e degli equilibri naturali. Una nuova agricoltura capace di salvaguardare le tipicità locali e la biodiversità, aperta alla ricerca e all’innovazione.

Un’ agricoltura che si pone l’obiettivo di eliminare le sostanze inquinanti e dannose per la saluta umana, che riduce il consumo di acqua, di energia, di rifiuti, che contribuisce alla stabilità idrogeologica del suolo e che trova attuazione presso aziende che certificano processi e percorsi e rispettano i diritti dei lavoratori.

Il Manifesto di Legambiente per una nuova agricoltura

Tutto ciò è quanto emerge dal Manifesto sulla nuova agricoltura redatto da Legambiente. Cosi delineandosi la nuova agricoltura assume un carattere multifunzionale. Ed è all’interno di tale multifunzionalità che possiamo parlare di agricoltura sociale.

Un’agricoltura che mette insieme obiettivi economici e sviluppo sociale e coinvolge attivamente le comunità. Secondo la legge sull’agricoltura sociale, rientrano in questo ambito le attività che prevedono l’inserimento socio-lavorativo di lavoratori con disabilita’ e in generale persone svantaggiate; prestazioni e attività sociali e di servizio per le comunità locali; prestazioni e servizi terapeutici anche attraverso l’ausilio di animali e la coltivazione delle piante; iniziative di educazione ambientale e alimentare, anche attraverso fattorie sociali e didattiche.

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Assume un valore aggiunto l’agricoltura sociale svolta all’interno di un bene confiscato alla criminalità organizzata

Accanto al valore sociale apportato ad una comunità dalla nuova agricoltura si aggiunge quello culturale derivante dall’utilizzo di un bene sottratto alla malavita: si restituisce bellezza a luoghi segnati dalla violenza dei clan e si creano opportunità di lavoro, strumento indispensabile nella prevenzione e lotta alle mafie.

Un’importante realtà ad Aversa

A tal proposito è significativo ricordare una importante realtà: il Consorzio della Nuova Cooperazione Organizzata (NCO). Il Consorzio è nato ad Aversa in risposta a ciò che avviene nel contesto territoriale dove ha sede.

Un territorio noto per la ferocia della camorra e per la sua massiccia penetrazione nel tessuto economico sano attraverso il reimpigo in attività legali di denaro sporco proveniente da traffici illeciti.

Il Consorzio riunisce alcune cooperative sociali campane con lo scopo di promuovere un modello di sviluppo locale fondato sull’integrazione tra profit e no profit, sulla riappropriazione del territorio, beni confiscati e beni comuni, e sul coinvolgimento di.persone svantaggiate.

Il futuro è nell’economia sociale: valore economico accanto a valore sociale; crescita comunitaria sostenibile consapevole, responsabile e inclusiva; ricchezza equamente distribuita.

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