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Processo Cucchi, giudice si astiene per incompatibilità su depistaggi

La prossima udienza si svolgerà il 16 dicembre.

È stato rinviato il processo sui depistaggi del caso Cucchi, il giovane morto nel 2009 all’ospedale Pertini di Roma. Un coup de théâtre ha caratterizzato ill cosiddetto “Cucchi Ter”: infatti il giudice incaricato Federico Bona Calvagnano si è astenuto per incompatibilità, spiegando di essere un ex carabiniere attualmente in congedo. Bona Calvagnano verrà sostituito dalla collega Giulia Cavallone nel processo che vede imputati otto carabinieri. L’avvio del Cucchi ter anticipa la sentenza sull’altro processo relativo al pestaggio di Stefano Cucchi. Il 14 novembre è attesa la decisione del presidente della I Corte d’assise Vincenzo Capozza.

Parte civile. Al processo, oltre ai familiari, sono parti civili la presidenza del Consiglio dei Ministri, il ministero della Difesa, l’Arma dei carabinieri, il ministero dell’Interno, gli agenti della polizia penitenziaria processati ingiustamente, il carabiniere Riccardo Casamassima e la onlus Cittadinanza attiva.

La prossima udienza si svolgerà il 16 dicembre.

La falsificazione dei rapporti

Un gruppo di carabinieri falsificarono i rapporti per nascondere il pestaggio eseguito da due dei militari ai danni di Stefano Cucchi, arrestato la notte del 15 ottobre 2009. A ribadirlo l’accusa rappresentata dal pm Giovanni Musarò. I personaggi in questione sono Alessandro Casarsa, Francesco Cavallo, Massimiliano Colombo Labriola, Francesco Di Sano e Luciano Soligo, imputati per falso ideologico.

Al depistaggio contribuirono altri due ufficiali nel corso della seconda indagine: in quel caso omisero di denunciare i falsi affiorati dai verbali dell’Arma. Ovvero Lorenzo Sabatino e Tiziano Testarmata.

Infine il militare Luca De Cianni avrebbe manipolato un’annotazione di servizio attribuendo false dichiarazioni a Riccardo Casamassima, che aveva offerto il proprio contributo all’indagine bis, denunciando ciò che sapeva.

Le singole responsabilità

Il decreto che dispone il rinvio a giudizio degli otto carabinieri contiene le singole responsabilità. Carsara (ex comandante del gruppo Roma e promosso recentemente a Capo di Stato Maggiore del Comando unità e specializzate ‘Palidoro’), Soligo, Cavallo,Colombo Labriola e Di Sano avrebbero falsato l’annotazione di servizio riguardante le condizioni di salute di Cucchi attestando che il ragazzo “riferiva di essere dolorante alle ossa sia per la temperatura freddo umida che per la rigidità della tavola del letto priva di materasso e cuscino ove comunque aveva dormito per poco tempo, dolenzia accusata anche per la accentuata magrezza”. Si tratta di un passaggio importante, dal momento che per la prima volta figura l’accenno pretestuoso al peso di Cucchi come alla causa del suo malessere, conseguente invece all’avvenuto pestaggio.

Inoltre Sabatino e Testarmata, dinanzi alle annotazioni fasulle sulle condizioni di salute di Cucchi, emerse dai verbali dell’Arma, “omettevano di presentare denuncia per iscritto all’autorità giudiziaria” riferisce la gip Antonella Minunni.

Infine De Cianni asseriva che “Cucchi si era procurato le lesioni più gravi compiendo atti di autolesionismo” e che “Casamassima avrebbe chiesto una somma di denaro a Ilaria Cucchi in cambio di dichiarazioni gradite alla stessa Cucchi”.

 

 

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