Umberto Bossi arrestato: chiamò “terrone” Napolitano

Umberto Bossi ha trenta giorni di tempo per decidere a quale misura alternativa al carcere vorrà accedere

umberto bossi

Doccia gelata per Umberto Bossi. La procura di Brescia ha emesso un mandato di arresto nei confronti dell’ex leader leghista, aveva presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Mossa ritenuta inammissibile dalla suprema Corte che il 12 settembre ha confermato la condanna a un anno e 15 giorni di reclusione per vilipendio al presidente della Repubblica. In concomitanza all’atto firmato dal sostituto procuratore generale Gian Paolo Volpe il fondatore della Lega si è visto notificare anche un provvedimento di sospensione dell’ordine di esecuzione della pena.

La condanna definitiva si riferisce al Berghém Frecc, festa provinciale organizzata dal Carroccio il 19 dicembre del 2011 ad Albino, in provincia di Bergamo. In quell’occasione Bossi attaccò l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Abbiamo subìto anche il presidente della Repubblica che è venuto a riempirci di tricolori, sapendo che non piacciono alla gente del Nord. Mandiamo un saluto al presidente della Repubblica. Napolitano, Napolitano, nomen omen, non sapevo fosse un terun“. Invettiva chiusasi con il gesto delle corna. Alcuni cittadini indispettiti dall’attacco al presidente della Repubblica ha sporto denuncia nei confronti del senatur.

Insulti e gesti che sono sono piaciuti ad alcuni privati cittadini che hanno denunciato Bossi.

Umberto Bossi arrestato: lo sconto di pena

Il 22 settembre del 2015 il tribunale di Bergamo aveva condannato in primo grado Bossi a 18 mesi di reclusione. Pena ridotta successivamente a un anno e 15 giorni di reclusione dalla corte d’Appello di Brescia. Due settimane fa la corte di Cassazione ha confermato la sentenza e, inoltre, aveva condannato l’ex leader del Carroccio a pagare le spese legali e a versare 2mila euro alla Cassa delle Ammende.

Bossi ha trenta giorni di tempo per decidere a quale misura alternativa al carcere vorrà accedere: infatti si va dalla detenzione domiciliare all’affidamento in prova ai servizi sociali fino alla semilibertà. Intanto Domenico Mariani, legale del senatur, ha fatto sapere che avanzerà la proposta di scontare la pena ai servizi sociali.

Scritto da Veronica Mandalà

Palermitana d'origine, amo scrivere di tutto e osservare la realtà a 360 gradi.
Amante del calcio e tifosissima della Juventus, amo passare le giornate scoprendo sempre il nuovo, l'inaspettato e l'inedito. Innamorata del buon mangiare e della vita, passo ogni singolo attimo realizzando il sogno più grande che ho: vivere pienamente.

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