AVICII: che cosa ha ucciso Tim?

Tra le varie ipotesi emerge la plausibilità del suicidio, e potrebbe non essere infondata.

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Il 20 aprile 2018 lo ricorderemo come la data in cui Tim Bergling aka AVICII ha lasciato il nostro mondo a soli 28 anni assieme ad un enorme vuoto e molte, moltissime domande.

Chi lo conosceva, e non soltanto in forma diretta, sapeva del suo problema di pancreatite dovuto dall’abuso di alcol, diagnosi fuorviante che ha aperto un tema evergreen nella scena musicale.

Attorno al mondo dei club, dei festival, delle feste e della musica (elettronica ma non solo) ruota sempre questa corrente di pensiero per la quale chiunque entri a far parte di questo ambiente stia mettendo la firma per l’assunzione di droghe ed alcol, screditando un percorso professionale per alcuni e un luogo di svago per molti adibendolo solamente ad un culto di eccessi. Non è un tabù il fatto che le sostanze psicotrope in circolazione siano per lo più presenti in questa realtà, così come lo erano in passato e lo saranno in futuro, tuttavia ognuno è responsabile di sé stesso e delle sue scelte.

Con questo preambolo non ho sicuramente voluto aprire una questione riguardante il back stage della vita degli artisti di successo o condannare clubbers e ravers, anche perché nell’era delle menti aperte questa superficialità di pensiero dovrebbe essere accantonata, tuttavia è un punto di partenza per analizzare il caso di Tim.

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Dalla sua morte a questa parte ciò che ha sicuramente delineato un punto di svolta è stata la dichiarazione dei genitori i quali hanno affermato:

Tim non era fatto per la macchina del business in cui si è trovato dentro; era un ragazzo sensibile che amava i suoi fan ma evitava i riflettori

Forse non per svago, forse non per la superiorità della fama, Tim prese una brutta piega già nel primo periodo di successo.

Per quale motivo il team che lo affiancò non diede peso alla questione? La risposta a questa domanda volge ad un’attribuzione di responsabilità, perché sicuramente un giovane di talento come AVICII era una gallina dalle uova d’oro impossibile da perdere. Bisogna però ricordarsi che dietro ad un artista esiste una persona, un essere umano con delle qualità e delle fragilità, che nel caso di Tim si è lasciato sopraffare dalle insicurezze.

Lottava davvero con pensieri sul significato, la vita, la felicità

Che la fama non fosse l’obiettivo del giovane svedese si capì da quando con coraggio e penale il 29 marzo 2016 dichiarò che avrebbe concluso con i tour e che si sarebbe dedicato interamente alla vita da producer, sperando così di ritrovare un po’ di serenità.

Forse però non bastava, l’anima di Tim era fatta per la musica ma allo stesso tempo si nutriva di una ricerca di risposte a domande esistenziali che gli avranno prosciugato energie positive alla psiche fino a rompere un’equilibrio già instabile.

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voleva pace

non poteva più andare avanti

Le frasi pronunciate dai famigliari lasciano intendere che AVICII abbia optato per una scelta che va oltre all’istinto umano, oltre a ciò che chiunque avesse mai potuto immaginare, e pare che dei cocci di vetro siano stati ritrovati nella stanza del giovane svedese.

Forse non avremo mai una risposta definitiva in merito alla morte di Tim, ma possiamo trarne spunto di riflessione per comprendere ciò che di celato avviene fuori da una professione così bella ed acclamata.

Quello che ora sembra sicuro è che qualche volta le luci dei riflettori pare nascondino il buio che si insidia all’interno dell’animo umano.

 

 

Scritto da Gabriele Muraro

Classe 1998, nato ad Asti, 50% italiano e 50% polacco.
Sono un appassionato di musica elettronica, della club culture e dei festival.
Amo esprimermi e condividere le mie idee, così come amo l'ambiente e ciò che la natura ci offre.
Ho molte altre passioni, ma le tengo per me, almeno per ora!

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